Shadows of Brimstone

Dopo due anni dalla sua pubblicazione in seguito ad una campagna su Kickstarter coronata da fin troppo successo, ecco qui la mia recensione di quello che considero uno dei migliori giochi della mia collezione – anzi della mia Top 5: Shadows of Brimstone.

Il gioco fu pubblicato nell’autunno del 2014 dalla Flying Frog Productions, grazie ad un progetto di crowdfunding che terminò con un successo notevole; talmente notevole che la FFP si è trovata a dover alzare i prezzi in retail e non è riuscita a tutt’oggi a consegnare ai backer tutti gli stretch goal. Lo scorso anno fece un tentativo (che io ho evitato) per consegnare parte di essi, ma le spese di spedizione toccavano ai backer. Io personalmente, aspetto l’invio ufficiale, che probabilmente avverrà durante il prossimo inverno. O forse tra dieci anni, chi lo sa. Quel che so è che già con il materiale inviato ai sostenitori della campagna, Shadows of Brimstone è giocabilissimo e perfettamente godibile. Specifico subito che il gioco è in realtà diviso in due diverse scatole (Swamps of Death e City of the Ancients), ciascuna per 1-4 giocatori, con alcune cose in comune ed altre invece tematiche; ogni scatola include 4 diversi personaggi e 4 tipi diversi di mostri (più i tentacoli che sono invece comuni ad entrambe le scatole). I due titoli si uniscono a formare un più grande gioco che può essere comunque affrontato da 1 ad 8 persone. Una sola scatola è sufficiente a giocare per un bel po’, entrambe danno invece una varietà notevolissima.

Il tema è relativamente poco comune: Western Horror (mi vengono in mente ben pochi altri giochi con lo stesso tema: Deadlands e supplementi, Age of Ravens, GURPS). La parte horror è, come è di moda oggi, molto alla Call of Cthulhu, cioè mostri tentacolati con aspetto da incubo, e gli immancabili “morti affamati” (almeno non li chiamano zombi). Shadows of Brimstone è un Dungeon Crawler classico ma senza master, in cui i giocatori si addentrano in pericolose miniere e spesso in mondi alieni collegati al nostro da portali – si, come nei Miti di Cthulhu – in cui le creature sono ancora più pericolose ma le ricompense ancora più grandi. Il gruppo, chiamato posse, compie una serie di missioni generate casualmente (e non legate da una campagna ufficiale), alla fine delle quali deve anche tornare nella città più vicina, rischiando altri pericoli durante il viaggio. In caso di fallimento, invece, grandi disgrazie si abbattono sul vicino villaggio, avendo conseguenze anche sulle possibilità di recupero della posse.

Shadows of Brimstone è basato su due grossi successi, dal punto di vista delle meccaniche. Il primo è naturalmente quello della FFP, che troviamo in quasi tutti i suoi giochi: ci sono degli attributi, il loro valore numerico indica il numero di d6 da tirare, ed in genere occorre ottenere uno o più successi contro un valore bersaglio indicato, per esempio, Agility 5+. Io tiro il numero di dadi del mio attributo ed ogni risultato uguale o superiore al valore bersaglio è un successo. Il resto delle regole è invece fortemente ripreso da Warhammer Quest della Games Workshop (mi riferisco a quello originale, non a Silver Tower, ovviamente): i dungeon vengono costruiti pescando carte; il leader del gruppo porta una lanterna e se i personaggi escono dal raggio della lanterna (aree adiacenti al leader) subiscono danni mentali; i mostri vengono posizionati sulla mappa in seguito ad altre carte (o segnalini) pescate, e cercando di attaccare equamente tutti i personaggi; a fine combattimento si pescano carte bottino; in genere c’è uno scontro finale con mostri più forti (o addirittura boss). Insomma, sotto moltissimi aspetti Shadows of Brimstone non è altro che una reincarnazione di Warhammer Quest in salsa Western (buona…).

Vi risparmio la solita lista dettagliata delle regole che troverete in qualsiasi recensione (e nei manuali del gioco, peraltro), e vi racconto invece come funziona il gioco in sé. Ciascun giocatore crea un personaggio, un eroe del West. Gli eroi hanno una classe, delle parole chiave che la descrivono, delle statistiche ed attributi, ed alcune abilità speciali. Ogni eroe inizia con uno o più oggetti e deve scegliere una “specializzazione” della sua classe, che non potrà più cambiare. Le classi sono strutturate benissimo, ed hanno ciascuna punti di forza e debolezza; alcune sono migliori di altre per il gioco in solitario, ma tutte hanno possibilità di vincere. Anche la caratterizzazione è fatta benissimo, ed i personaggi saranno gli archetipi del West: sceriffi, bandidos, donnine del saloon, predicatori, guide indiane, fino ad arrivare a personaggi più esotici come il nativo di Jargono o il Samurai, che fanno parte delle uscite successive (a dire il vero il Samurai non è ancora stato pubblicato). I mostri, al contrario, sono poco “western” e si dividono in quelli che hanno forma di incubi (la maggior parte), e quelli quasi normali (zombi, e… basta, gli altri sono tutti incubi nello stile di Lovecraft).

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Durante l’esplorazione, le Tenebre cercano di uscire dalle caverne e dalle miniere dove sono intrappolate, e solo la lanterna degli Eroi le mantiene bloccate. Ogni turno che passa costringe gli Eroi ad una prova per tenere a bada le Tenebre, che in caso di fallimento strisciano verso l’uscita. Questo è rappresentato graficamente da una traccia su cui si sposta il segnalino delle Tenebre; man mano che esso avanza, si possono pescare carte Tenebre (che si giocano subito) e carte Orrore Crescente (che si conservano e si giocano prima dello scontro finale, in genere) – entrambi i tipi di carte sono dannosi per la posse. Quando le Tenebre dovessero raggiungere l’uscita delle caverne, il villaggio vicino subisce danni e devastazioni ed i giocatori falliscono la missione. Man mano che il gruppo scende in profondità (anche questo è gestito dalla stessa traccia ma con segnalino diverso) diventa sempre più difficile tenere a bada l’Oscurità.

Il dungeon, come dicevamo, è generato casualmente, pescando una carta alla volta da un mazzo Mappa; la carta pescata indica la stanza da piazzare tra le tante disponibili; in caso di corridoi ci si limita a piazzare il pezzo in cartone, ma nel caso delle stanze occorre anche posizionare sul nuovo ambiente un gettone di esplorazione, che verrà scoperto quando tutti i giocatori avranno mosso, ed indicherà il numero e tipo di uscite della stanza (porte o portali verso altri mondi), ed il tipo di presenza nella stessa (attacchi, agguati o incontri). Il combattimento è semplice: si posizionano i mostri, e poi si agisce in ordine di iniziativa (i mostri agiscono prima in caso di parità). Ogni personaggio o creatura ha un numero di dadi di attacco ed un valore per colpire; ogni dado tirato che ottenga un numero pari o superiore al valore per colpire è un colpo a segno: il bersaglio può tirare per la difesa e se fallisce subisce (in genere) 1d6 di danni. Quando i punti salute (punti ferita) vanno a zero i mostri muoiono ed i personaggi vanno K.O.; è possibile rivivere questi ultimi, ma in genere ciò comporta danni in alcuni casi permanenti. Insomma, Shadows of Brimstone è un gioco a mortalità relativamente elevata – anche se non siamo ai livelli di Warhammer Quest.

I personaggi crescono acquisendo esperienza e possono ulteriormente specializzarsi in diverse scelte di carriera (non è mai possibile sceglierle tutte), ed inoltre acquisiscono equipaggiamenti sempre più potenti; d’altro canto anche i mostri acquistano abilità di élite, ed ogni mostro ha una versione più pericolosa con statistiche più potenti da usare negli incontri di alto livello.

Alla fine, come tutti i DC, Shadows of Brimstone non è altro che una sequenza di ambienti sotterranei (o di paludi, o di rovine innevate), durante la quale la posse combatte mostri, trova tesori, ed affronta prove più o meno difficili. Al momento non esiste una campagna story-driven ufficiale, ma ne esistono diverse scritte dai giocatori; tuttavia, sono previste delle storie con campagna annessa nelle espansioni di prossima uscita. Entro la fine di quest’anno, tra l’altro, dovrebbe partire il nuovo progetto su Kickstarter della stessa serie, solo che stavolta il gioco è ambientato nel Giappone Feudale horror-fantasy (ricorda molto Legend of Five Rings, per intenderci), con mostri del folklore nipponico e personaggi classici del periodo Sengoku (samurai, ninja, shugenja, monaco). Forbidden Fortress, questo il titolo del nuovo gioco, sarà totalmente compatibile con Shadows of Brimstone, quindi si potranno usare ninja nei tranquilli paesi di confine del West, o Bandidos dinamitardi negli incredibili castelli feudali giapponesi, affrontando Oni o Morti Affamati, non importa. Tanto la dinamite risolve ogni problema.

Shadows of Brimstone scala benissimo con un qualsiasi numero di giocatori, da 1 ad 8, anche se per esperienza vi posso dire che al di sopra dei 5 le partite diventano fin troppo caotiche e la mortalità aumenta non poco. Il numero ideale di giocatori secondo me è 3-4, ed il gioco è eccellente anche in solitario (con 2 personaggi, meglio che con 1). Il setup è un po’ laborioso, lo spazio necessario per giocare è notevole, ed inoltre per le prime partite avrete qualche difficoltà ad identificare il pezzo di mappa da piazzare tra i tanti a disposizione. Dal punto di vista delle impressioni di gioco, Shadows of Brimstone è divertentissimo e non è mai frustrante, nemmeno quando per momenti di sfortuna si vivono situazioni al limite del cliffhanger. Si può essere sul punto di morire spesso, e tante volte la missione viene terminata per il rotto della cuffia, magari quando le Tenebre sono ad un solo passo dall’uscita. L’atmosfera è perfettamente resa, ed il gioco non ha downtime (a meno di giocarlo con persone che si riuniscono in comitato per decidere le tattiche in ogni stanza, ma in casi simili il genere Dungeon Crawling non fa per voi), ed a mio giudizio – come già accennato – Shadows of Brimstone è uno dei migliori DC mai prodotti, al momento restando fermamente al secondo posto della mia top five di tutti i tempi (il primo posto resta per ora di Warhammer Quest, ma Shadows of Brimstone sta per superarlo).

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Ci sono lati negativi del gioco? Se non vi piacciono i dadi, evitatelo, perché avrete a che fare con tantissimi lanci dei simpatici cubetti. Le miniature sono anche belle, ma è un inferno montarle, e molte di esse sono realizzate male, quindi vanno stuccate ed aggiustate prima del montaggio definitivo. Le carte vanno assolutamente imbustate perché pur essendo relativamente resistenti hanno il bordo nero e quindi tendono a rovinarsi. Infine, le mappe: per quanto dettagliate, danno l’impressione di essere un po’ “sfocate”. Nonostante questi difetti (tranne il primo che secondo me non è un difetto, rientrando nelle meccaniche), Shadows of Brimstone può divertire per anni, ed è bello in solitario come in gruppo. La crescita dei personaggi è divertente, e vi affezionerete alla vostra Rancher o al vostro U.S. Marshall, costruendo storie da raccontare attorno al fuoco dei bivacchi. E ricordate: non c’è nessun problema che uno shotgun non possa risolvere, ma quando davvero le cose si mettono male, la dinamite è la vostra miglior amica. Provare per credere.

Eccovi infine un po’ di immagini da varie partite!

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