Lo Hobbit, ovvero: un giorno, PJ, ti troverò, e vendicherò Tolkien.

Avevo promesso a me stesso di scrivere due parole sulla trilogia cinematografica de Lo Hobbit firmata Peter Jackson (PJ), ma solo dopo averne visto la conclusione. Ora che l’ho vista, però, me ne sono pentito. Questo mio articolo potrebbe intitolarsi “Peter Jackson, rimetti i diritti su Tolkien e dalli a qualcuno che ne capisca”, ma certamente ci saranno molte persone – per lo più quelli che non hanno letto il libro – che non saranno d’accordo con me. Ma andiamo per gradi.

Dopo la trilogia de Il Signore degli Anelli, io ho ammesso che PJ ha il merito di aver portato sullo schermo ed in scala epica uno dei più bei libri della storia dell’umanità (il secondo, a mio avviso, perché il primo è Lo Hobbit). Certo, ha devastato la storia; ha cercato di sostituirsi a Tolkien non solo reinterpretando, ma riscrivendo intere parti e rovinando di molto personaggi e vicende. Però nella prima trilogia cinematografica il respiro fantasy era comunque notevole, e per quanto i trenta minuti conclusivi fossero una lagna ed uno strazio, il resto – con molti pizzichi sulla pancia da parte di un appassionato – poteva passare. Dopotutto, PJ ci ha dato i Nazgul, Sauron, Gandalf, elfi, nani, e la Contea. Certo, ci ha infilato dentro una Liv Tyler come “elfa newyorker meno elfica del mondo” (ascoltatela parlare in elfico nel film non doppiato, se non mi credete), si è inventato intere parti veramente poco alla Tolkien, ha ridicolizzato Gimli ed i nani tutti, ma tutto sommato la prima trilogia si lascia guardare anche se avete letto il libro da cui è tratta.

Tuttavia, un malaugurato giorno, fu deciso che PJ avrebbe girato Lo Hobbit. Il mio libro preferito. Se dovessi scegliere un solo libro da salvare da una catastrofe libraria, scegliere Lo Hobbit. Lo lessi in un sabato pomeriggio durante una partita di calcio della nazionale italiana. Mio padre guardava la partita, io divoravo avidamente pagina dopo pagina un capolavoro incredibile, il libro che ha definitivamente trascinato la mia già predisposta mente nel mondo Fantasy (e Nerd). Quello stesso anno ebbi in regalo Dungeons & Dragons (scatola rossa), appena uscito in Italia, e tentai di scrivere un’avventura basata proprio sul fantastico libro di Tolkien. Lo Hobbit. Ricordo le singole parole, ricordo le sensazioni, ricordo il mondo che mi si è aperto davanti leggendo quel libro.

Poi è arrivato Peter Jackson.

L’idea di ricavare una trilogia per un totale in sala di quasi otto ore di film da un libro che è veramente breve mi puzzava già non poco. Però ammetto che dopo aver visto il primo episodio (Un Viaggio Inaspettato), nonostante gli orrori da freakshow ed i torti fatti al Professore, non ero rimasto affatto deluso. Si, è vero, i nani non hanno nulla di nanico (nani senza barba??? Ma dove siamo finiti?), ed è vero che metà della storia proposta da PJ non c’è nello Hobbit; ed è pure vero che il neozelandese ha devastato personaggi spettacolari come Radagast, ed ha inserito nella storia altri personaggi che non c’entrano nulla e che non vengono nemmeno lontanamente menzionati nel libro; non voglio fare parola di Azog “mani di forbice” e dei suoi cavalcaieneimprobabili, ma passi pure quello. Va bene, il film mi è piaciuto, anche la colonna sonora mi è piaciuta, e tutto sommato – ignorando le parti inventate da PJ – mi è sembrato bello poter vedere sul grande schermo luoghi ed eventi che ho sognato ogni volta che ho riletto Lo Hobbit (e, credetemi, l’ho letto tante volte). Thorin era un personaggio carismatico, anche se è più umano di Aragorn – non ci vuole molto, Richard Armitage è anniluce più bravo di Viggo Mortensen; Gandalf è sempre lui, e sinceramente la scelta di Martin Freeman come Bilbo l’ho trovata davvero ottima. Belle le canzoni, belli i paesaggi, tutto quello che c’era anche nel libro era reso davvero bene nel film. Il resto… vabbè dai, mi son detto, è un film fantasy ispirato a Lo Hobbit. Posso perdonare a PJ il fatto di aver rappresentato Radagast come la versione imbecille di Babbo Natale corredata di escrementi di uccello sui capelli. Dai… è per far ridere i bambini (che meno male che mancano nella sceneggiatura…). No, ripensandoci non posso perdonarglielo. Come dice Thorin: never forgive, never forget. Però accidenti se è bella la canzone dei nani.

Roba da brividi, siamo sinceri, dai.
Venne tuttavia il momento del secondo episodio: La Desolazione di Smaug. Gran bel film d’azione, con Legolas che… aspetta. Hai detto Legolas? QUEL Legolas? Si, il figlio di Thranduil, quello che ne Lo Hobbit non viene mai citato. Si, comunque c’è Legolas che salta di barile in barile sterminando orchi con il suo sistema di puntamento satellitare delle frecce, accompagnato da Tauriel. Un momento… chi è Tauriel? Già, chi cavolo è? Un elfo femmina (“Dacci il mezzouomo, Elfo femmina…”, una delle frasi che più ho odiato della prima trilogia! Dov’è Glorfindel II?). Un elfo femmina grossomodo con gli stessi miglioramenti cibernetici di Legolas, di cui il nostro frollocco arciere è innamorato. Ahimé, Tauriel invece troverà l’amore nei panni di un nano.

NOOOOOOOOOOOOOOOOO!

Un nano ed un’elfa!!! Quando leggevo i ringraziamenti di M.E.R.P. (non sapete cosa sia MERP? Quindi forse a voi è piaciuta la trilogia di PJ) e vedevo il soprannome di uno dei tizi ringraziati “Half dwarf-half elf” ne ridevo. Che sciocchezza… La guerra delle gemme, l’ostilità tra le due razze, tre libroni de Il Signore degli Anelli per far fare amicizia tra un elfo e un nano. E poi mi arriva questo… questo… questo nonhoparoleperdefinirlo neozelandese che crede di fare il supercool e si inventa una schifosa pseudo-storia d’amore tra un’elfa inesistente ed un nano senza barba!!!! Questi sono i momenti in cui mi chiedo perché PJ non abbia incontrato un’irukandji prima di diventare un regista.

Dov’era Gondor????

Purtroppo, nemmeno il grande Theoden ci può aiutare. Tauriel c’è, e c’è per restare. Ahimé! Vabbè. Superiamo Tauriel. Superiamo lo choc perché una delle parti più belle del libro è stata rimossa da PJ (quando i nani arrivano da Beorn. Se non avete letto Lo Hobbit, fatelo anche solo per questa parte. Magia pura). Superiamo Beorn stesso, una specie di Elfo della Notte di World of Warcraft incrociato con gli alieni del pianeta Pandora. Giungiamo ai ragni a Bosco Atro, ed ecco che il simpatico neozelandico rimuove casualmente un’altra parte meravigliosa (l’inseguimento di Bilbo invisibile che canta “Sputaveleno! Sputaveleno!”) per introdurre il personaggio inutile se non addirittura dannoso di Tauriel. E va bene.

Thranduil! Nelle illustrazioni sulle carte di Middle Earth: The Wizards Thranduil è fighissimo. Nella mia immaginazione il Re degli Elfi dei Boschi, padre di Legolas (quello del libro, non quello di Orlando Bloom) è un elfo con tutti i crismi. Per PJ è un tossicodipendente psicolabile con deliri di onnipotenza che cavalca un Megaloceros hibernicus. Vaaaaa bene. Thranduil doveva essere l’Oberon di Tolkien, ma PJ l’ha trasformato in una parodia di un elfo. E che dire di Bard? Bard l’arciere, “Freccia nera! Ti ho sempre recuperata…“. Bard, che nel film è un contrabbandiere con il carisma di un barile di acciughe sotto sale. Meno male che Smaug…

Smaug the Golden. Forse l’unica cosa bella del film. Voce e mimica prestate dal colossale Benedict Cumberbatch, Smaug sta un paio di migliaia di chilometri sopra al resto del film. Eccezionale, stupendo, fantastico… peccato che non sia lo Smaug descritto da Tolkien. Ma non fa niente. “I am flame. I am death“. Sufficiente. Sufficiente per giustificare due ore e mezza di “ma perché? E questa chi é? Peter Jackson, ti perdonino i Valar perché io non lo farò (cit.)“. Certo, potevano risparmiarsi la scena dell’oro, ma va bene. Smaug è veramente stata l’unica bella sorpresa di un’altrimenti brutto secondo episodio.

Tutti i miei amici hanno visto il terzo episodio molto prima di me. Moltissimi mi hanno chiesto “dai, scrivi qualcosa su Lo Hobbit di PJ”. Io ho risposto “volentieri, ma dopo aver visto il terzo”. Non sapevo, all’epoca, che avrei guardato l’orrore negli occhi, e che l’orrore mi avrebbe anche raccontato una barzelletta.
La Battaglia delle Cinque Armate. Vi costava assai, localizzatori, chiamarla “Battaglia dei Cinque ESERCITI”, come da sempre per noi amanti di Tolkien si chiama? Vi costava assai pronunciare Thrain così com’è, e non “trein”? Si. OK, torniamo a noi. Inizio a vedere il film.

No, non ho sbagliato video. L’inizio del film sembra una partita a Skyrim, finché Bard, uscito di prigione, usa uno sturalavandini in ferro nanico come freccia ed un figlio a caso come arco (tanto ne ha tre) per trucidare Smaug. Non mi metterò a fare questioni di anatomia sul fatto che la freccia non è penetrata abbastanza per trafiggere il cuore del drago. Il drago non esiste, e per quanto mi riguarda può avere il cuore a 3 cm dalla pelle, il che spiegerebbe l’esigenza di avere una pelle corazzata stile Colossus. No, no. E’ che la scena madre del libro è ridotta ad una comica nel film. Ma va bene, dai. Mica può peggiorare…

Non è nemmeno quando Elrond, Saruman e Galadriel entrano a Dol Guldur nel più puro stile HeroQuest per liberare Gandalf, e Galadriel si trasforma nella strega del mare mentre Saruman combatte in stile Darth Maul (che diamine, sei un mago, usa gli incantesimi) che si raggiunge il fondo. No. Dopotutto avevano fighter, mage e cleric. Il party è al completo. No, il fondo lo si tocca quando arriva Babbo Natal… ehm, Radagast con la slitta tirata dai conigli per recuperare il Gandalf nazionale. Ed il peggio è che erano passati a stento 30 minuti ed il film ne dura circa 150.

Thorin si trasforma in cattivo e stupido. Gli elfi arrivano con un’armata di robocop con doratura alla C-3P0 (elfi dei boschi con armature assolutamente scomode per combattere in un bosco) a Dale, dove nel frattempo si sono rifugiati i profughi di Pontelagolungo (ridente cittadina ai piedi dei colli Euganei, mercato il sabato), e Thranduil si mostra in tutto il suo splendore di accanito consumatore di stupefacenti. Gli elfi decidono di fare guerra ai nani. Va bene. Va bene anche Legolas che litiga col babbo per via di un’elfa che nel frattempo vorrebbe fidanzarsi con un nano. Va bene anche che Legolas e Tauriel vanno a vedere come sta la fortezza di Gundabad, dove trovano Bolg (il figlio di Azog). Si, va bene, lo so che Azog è morto da tempo, nel libro. Ma qui c’è ancora. Bolg guida un possente esercito dotato anche di demoni alati (che per qualche ragione vengono chiamati pipistrelli), mentre Azog marcia verso la Montagna Solitaria. A questo punto il film diventa, per qualche motivo a me ignoto, Dune. Infatti gli orchi hanno dalla loro i vermi della sabbia di Dune (o sono i graboid di Tremors? A voi del pubblico l’ardua sentenza). Va bene. Nel frattempo arrivano anche i nani di Dain, che si schierano desiderosi di percuotere gli Elfi. Meno male che non sanno nulla di Tauriel e dello sbarbato Kili, altrimenti erano veramente schiaffi.

Il resto del film è una quantità invereconda di mazzate assurde, con tutti i personaggi principali che fanno cose per cui Tolkien ancora si sta rivoltando nella tomba. Il film diventa improvvisamente World of Warcraft, coi nani che usano anche gli arieti da carica. Non oso commentare lo scontro tra Legolas (pilota di troll) e Bolg (che dovrebbe perire per mano di Beorn, il quale però compare in un paio di fotogrammi e basta). Non oso profferir parola sulla morte di Fili e Kili (i quali dovrebbero morire in difesa di Thorin). E che dire della morte di Thorin? Con una citazione sofisticata di un brano di Kate Bush (“Under Ice”), Thorin, dopo aver afferrato una scimitarra finita per caso in un orco locale, in posa da Sandokan uccide Azog (che invece moriva anni prima, ricordate?), ma per farlo si fa uccidere dall’orco, il tutto in uno scenario di una suggestiva cascata ghiacciata, dopo che Azog si è fatto beffe di una serie di leggi fisiche cercando di spiaccicare Thorin con un masso legato ad una catena. Mah.

Per fortuna alla fine arrivano le aquile, Bilbo si riconcilia con Thorin morente, torna a casa, si riprende la roba che i parenti si stavano vendendo all’asta, e si trasforma in un altro attore per aspettare sessant’anni ed iniziare l’altra trilogia.

Cosa dire?

Lasciamo stare.

No, seriamente. Lo Hobbit è il mio romanzo preferito. Ora, io ho apprezzato Dune, gioco a World of Warcraft, HeroQuest, D&D, ed ho apprezzato anche gli elfi di Guillermo del Toro in Hellboy 2. Ma qui Del Toro + PJ hanno ecceduto un tantino. Io ringrazio entrambi perché hanno contribuito a diffondere la cultura fantasy, e magari tra quelli che escono dal cinema ricordando Thorin figlio di TREIN e Azog mani di forbice qualcuno vorrà leggere il libro originale; poi una volta letto griderà insieme a me: “Peter Jackson! Un giorno ti troverò, e ti correggerò la barba con il fermacarte di Azog!“.

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8 thoughts on “Lo Hobbit, ovvero: un giorno, PJ, ti troverò, e vendicherò Tolkien.

  1. Maestro…condivido con te quel che hai scritto, vero PJ ha stravolto “Lo Hobbit” rendendolo un film inverosimile rispetto al libro, condivido con te però il fatto che sia stato lui a ridare vanto al fantasy, genere che ci lega e che è stato sempre ridicolizzato da tanti altri registi, se per te “Lo Hobbit” è il romanzo più bello che c’è, per me l’ho è il Signore degli Anelli e vedere con gli occhi quel che ho solo visto con la mente mi ha avvicinato ancora di più a il mio libro preferito. Mi auguro che tra 500 anni diranno che Tolkien è stato il più grande scrittore del millennio, visto che a mio parere l’ho è.
    Grazie maestro.

  2. Io non sono riuscito a trovare l’interesse per andare a vedere il secondo ed il terzo malgrado mi sia letto N volte lo Hobbit e la produzione Tolkeniana, compreso qualche volume in inglese di quelli recuperati da Christopher. Proprio non ce l’ho fatta a racimolare un briciolo di voglia di fronte a quello che leggevo e da quello che ho capito ho fatto pure bene… PJ s’è mangiato un gol a porta vuota…

  3. Lo so che risulterò odioso. Da modesto lettore di Tolkien anche io ho trovato cose che mi sono piaciucchiate (i.e., la parte iniziale in Casa Baggins) e cose orrende, che tu hai elencato. Al di la dell’unione Nano-Elfa, illogica, fuori canone e soprattutto inutile ai fini della storia, hai dimenticato una grandissima trovata. Le Tombe dei Nazgûl e tutto quello che hanno comportato nel film.
    Per la divisione in tre non ho ancora capito i morti di chi dovrei bestemmiare, perché stata una scelta atroce. Davvero atroce. Si poteva condensare tutto il due film da due ore, mettendo lo hobbit al centro della storia. Ma no, ne vogliamo tre di film così maciniamo altri 900 milioni di dollari. In HFR 3D.
    Io non saprei da dove iniziare, c’è davvero tanta di quella roba da dire che mi ci perderei. Appendice III, ‘Durin’s Folk’. Un capitolo straordinario, una storia che, oltre ad incastrarsi alla perfezione negli annali della TdM, evoca eventi ed immagini potentissime. Hanno i diritti su ISdA, ma a quanto pare lo dicono solo per prendere in giro il finto-fan di Tolkien, quello che guarda i film e pensa di conoscere l’opera originale. Hanno la possibilità di attingere a piene mani e senza pietà da quelle poche pagine per portare sullo schermo una storia incredibile, ma no: loro vogliono metterci a tutti i costi la loro firma. Sennò non c’è gusto. Bolg, che era previsto all’inizio come main villain, all’inizio era un orchetto poco carismatico old-style, negro e brutto forte. Poi è diventato una sorta di scapestrata rockstar con gli occhi celesti e le borchie sul viso. Poi poche settimane prima della release è diventato un CG-character e ha addirittura cambiato nome. Lo hanno ribattezzato Azog e hanno scombussolato la storia. Va bene, Nanduhirion era la parte che speravo usassero come prologo per questa trilogia. Ce l’hanno infilata a forza poco dopo l’inizio, stravolta, ma va bene, accontentiamoci. Non è tanto la battaglia di Nanduhirion a darmi problemi. E’ quello che segue. Ti accorgi che c’è qualcosa che non va quando Radagast attraversa le montagne nebbiose come attraverserebbe la pianura padana da Rimini a Ravenna. Morgoth ha innalzato quelle montagne per ostacolare le scorazzate di Oromë e quello le attraversa con una slitta coi conigli in due ore con 9,40€ di pedaggio. Inaccettabile. Poi cosa si vede? Un pugnale Morgul. Un altro. Ma basta. Ma proprio il pugnale Morgul? Inventarsi altro no??? Cioè, vi siete impegnati per fare 13 nani diversi (9 dei quali non sono Nani neanche chiudendo gli occhi e immaginandoli come Nani) e mi mettete di nuovo il pugnale Morgul? E vabbè. Poi la compagnia attraversa le montagne dopo essere scampata per poco alla morte e finisce tra le braccia del redivivo CG-Azog. Grazie alle aquile-taxi deus ex-machina di Jackson ora il fan del film è convinto che basti acchiappare una mosca e alitarle addosso per materializzare uno stormo di aquile giganti che ti danno un passaggio per andare a fare la spesa, tutti i giorni, 24h su 24. Che danni, Jackson, che danni. Poi ci mostri 3-minuti-3 di Beorn. Per fortuna l’edizione estesa mostra qualcosa in più, ma non ci siamo comunque. E quindi Azog torna indietro a Dol Guldur perché Sauron c’ha fretta di dirgli che mo scoppia la guerra e Azog copre una distanza siderale in… boh, 1 ora, a cavallo di un mannaro albino (bello, per carità, ma non avrà mai il fascino e/o la velocità di una Ferrari testarossa). Geografia, questa sconosciuta. Poi arriva il bello, perché ora Gandalf deve tornare indietro pure lui, ma di 2mila km, per indagare sulle tombe dei Nazgûl (le che???), quindi ruba il cavallo a Beorn e via! che c’è poco tempo e il cavallo è più veloce del mannaro albino (Ombromanto, dite? Cos’è, una marca di shampoo?). Arriva alle High Fells (le che?), nel Rudhaur (finalmente un nome familiare!), scala la strada zig-zag (presa paro paro dal rifugio di Acquaneve a Rohan, ma non ditelo in giro), rischia di cadere in un buco nero, Radagast si materializza dal nulla ma le tombe sono vuote. Mannaggia a ‘sti Nazgûl, li hanno sotterrati al fresco sotto ‘na quintalata di incantesimi dei Dunedain (??? cos’è, La Bella Addormentata?), ma niente… Quindi ora Gandalf deve riattraversare per la terza volta in 3 giorni le montagne nebbiose (il dubbio che ci sia un traforo sotto il Celebdil – ma che i Nani non ne fossero a conoscenza – a questo punto è lecito) per andare a Dol Guldur. Il perché i personaggi facciano quello che in realtà fanno è un mistero. Perché è andato a Dol Guldur? Doveva stilare un rapporto al commissario Galadriel sulle tombe (una lacrima di indignazione scende sul mio volto ogni volta che penso a queste…tombe) e basta, perché si è rifatto 2mila km indietro, superando Rivendell (dove è Galadriel) per avere la conferma di quello che ha già capito? Perché? Perché? Qualcuno me lo dica, non ci dormo la notte.
    Tutto sommato, dai, il primo film era anche godibile, non fosse stato per l’ostentata strizzatina d’occhio ai fan tipo una volta ogni 31 secondi e questa maledetta ‘operazione nostalgia’ che è diventata davvero stucchevole. Il secondo film ha buttato nel calderone di tutto e di più, scene action (lungo il fiume) che Goblin Town nel primo è niente al confronto e poi… Tauriel. Ma perché Tauriel? Credevo influisse su Legolas, che servisse a giustificare un cambiamento, un’evoluzione del personaggio, ma sinceramente non ho visto altro che una friendzonata che, per la storia, chiamare oltraggiosa è un complimento. Nogrod e Belegost ebbero pochi rapporti con gli elfi, accusavano i Noldor di essere usurpatori delle grotte di Nargothrond, tra le altre cose. Furono alleati solo per via del Nemico comune. L’unico rapporto duraturo lo ebbero con Eöl ai tempi di Nan Elmoth e, per poco, con Thingol per la faccenda della Nauglamir/Nauglafring. Provocarono la fine del Doriath in un bagno di sangue. L’odio e lo scetticismo di Celeborn ai tempi del SdA deriva proprio da quegli eventi. Diamine, non può esserci razza più estranea agli elfi dopo gli orchi e tu mi scrivi una storia d’amore tra un Nano e un’Elfa? Conservavo un barlume di speranza che non fosse amore vero, nel senso ‘facciamo una famiglia’, ma col terzo film ogni dubbio è scomparso. Davvero, proprio non mando giù questa genialata. A maggior ragione è una genialata inutile, non è determinante ai fini della storia. Serve solo a far incazzare Legolas.
    Su Smaug ho solo da dire una cosa: se quello è il Terribile Smaug, io sono Alan Grant. A parte l’averci presentato un drago diverso rispetto al primo film (nel secondo è una viverna, e chi se ne frega se la gente ‘colta’ insiste nel dire che ‘nessun drago è una viverna’, Smaug aveva 4 zampe già nel primo film, il cambiamento non si giustifica cavillando sul significato di un termine), questo Drago non è capace di ammazzare neanche uno di 13 nani in 40 minuti di inseguimento. Per carità, bella l’idea di usare l’espediente per mostrarci le viscere di Erebor, le fucine e via dicendo, ma dai, il drago ci fa la figura del cretino. Neanche a dire che gioca con la sua preda. Si vede che vuole farli fuori subito, ma si vede anche che dimentica di poter incenerire un buco nero in un microsecondo. Incredibilmente tutti i nani riescono a sfuggirgli. E costruiscono nientepopòdimeno che una statua d’oro. Finta. Anzi, fintissima. Che si scioglie contro tutte le leggi della fisica: dall’alto. Che brutta scena. Il secondo film spinge (esageratamente) sul binario dell’esagerazione. Poi dicono che Mortensen non ha ragione quando dice che Jackson è come un bambino col giocattolo nuovo. L’unica cosa che ho apprezzato, a parte la primissima parte del dialogo con Smaug è Bard e la parte di Esgaroth (anche se il Governatore e il suo aiutante monociglio hanno lo spessore della carta velina, per davvero).
    Sul terzo film neanche mi dilungo. A parte la geografia, stuprata ancora una volta spudoratamente (ma io mi chiedo a cosa serva avere il lavoro già fatto da Tolkien negli anni ’30-’50 se poi si usa la mappa della TdM come carta igienica), il quinto nano venuto bene, ossia Dáin, è una macchietta che non fa ridere (e, peggio ancora, non incute timore: sembra un bimbominkia), i vermoni giganti che l’esclamazione di Dáin appena compaiono ‘Oh, come on!’ è azzeccatissima (e si, Tolkien cita i wereworms all’inizio del libro, ma ho il forte sospetto che le parole di Bilbo in quel frangente fossero un solo riferimento alle storie e leggende delle bestie che vivevano al di la dei confini della Contea, niente di realmente presente nell’universo di Tolkien, per quanto un rapido pensiero alle creature che scavano nelle profondità della Terra, sotto Moria, ce l’ho avuto), i troll e gli orchi in pieno giorno sono un controsenso epocale (e lo ha notato anche la mia ragazza al cinema), la CG è una giostra che va dall”orrendamente finto’ al ‘modestamente accettabile’ e la battaglia non ha per niente senso. Mi spiego, brevemente: perché inviare un esercito ad Erebor se, come è lasciato intendere, Smaug è alleato di Sauron? A rigor di logica, non ha senso. Sguinzagliare Smaug contro l’unico regno capace di dar fastidio in quel momento, ossia il regno degli elfi Silvani nel nord di Bosco Atro sarebbe stata una soluzione molto più logica, comoda e veloce. Il problema è aver messo il Negromante troppo ‘addentro’ gli affari di Erebor, sviando dal libro e creando una storia che non sta in piedi. Mai Smaug e Sauron contrattarono servigi di alcun tipo. Era timore di Gandalf che una naturale alleanza potesse un giorno trasformarsi nella rovina per le due roccaforti elfiche del nord, Rivendell e Lothlórien. Punto. Smaug non sapeva neanche che Sauron fosse a Dol Guldur. Eccola, infine, la firma che Jackson & co. tanto volevano inserire da qualche parte: una totale catastrofe, su quasi tutti i punti di vista. La storia del film non rispecchia neanche il titolo ‘Lo Hobbit’: Bilbo è il vero protagonista del primo film e basta. Col secondo arriva una schiera di nuovi personaggi che rubano minutaggio e centralità al povero Hobbit.
    Solo una cosa mi sento di salvare, seppur con qualche riserva: le musiche di Shore. Non celeberrime come quelle della trilogia precedente, ma comunque cento, mille volte superiori alla non-musica diffusa da Zimmer e moltiplicata dai suoi cloni alla sua Remote Control. Ma anche qui, la firma di Jackson si vede e si sente. Dal punto di vista musicale, il primo film è il più bistrattato di tutti e ho il forte presentimento che nuove collaborazioni tra Shore e Jackson saranno improbabili in futuro.
    Questa produzione è stata di una sofferenza unica, lo riconosco. Aspettavo Lo Hobbit dal 2004 e ne ho lette di tutti i colori in questi anni. Tuttavia non posso giustificare scelte come quelle che ho elencato. E sono solo una parte del tutto. Purtroppo si poteva fare molto, molto meglio. Ora aspetto la versione estesa del terzo film (ricordo che il terzo film è senza finale, roba oscena. Ancora più oscena è stata la giustificazione di regista e sceneggiatori ‘non volevamo annoiare gli spettatori con tutti quei finali’. Sono due i finali in più, non mille. Grazie comunque di aver inserito il forzatissimo, evitabilissimo e inutile riferimento al figlio di Arathorn, che all’epoca aveva forse 10 anni e l’appellativo di Estel ancora non ce l’aveva) per vedere quanto, e se, ne guadagna il film. Ad occhio e croce mancano due sequenze action (capirai), oltre ai già citati sacrosanti finali.
    Staremo a vedere.

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