Spartacus

Da qualche anno la Gale Force Nine, nota casa specializzata in accessori per boardgame di alta qualità, ha deciso di includere nelle sue produzioni anche boardgame originali; per far ciò, si è avvalsa di diverse licenze tratte da noti serial televisivi, ed i risultati sono stati davvero eccellenti: al giorno d’oggi la GF9 produce i boardgames di Spartacus, Firefly (Serenity), Sons of Anarchy, ed ha anche la licenza per Dust (il gioco di miniature). In questa recensione vi racconterò del loro primo gioco, presentato ad Essen 2012, e tratto dalla serie televisiva “Spartacus: Blood and Sand“, che trattava in versione molto hard (per lo più il serial è costituito da scene di violenza e sesso) delle avventure del noto gladiatore protagonista della più famosa rivolta di schiavi che l’impero Romano abbia mai visto.

Spartacus, questo il titolo del gioco, riporta il sottotitolo di “A game of blood and treachery”, ed è un gioco per 3-4 giocatori (espandibile a 5-6 con un’espansione di cui accennerò qualcosa alla fine della recensione), di durata variabile. Il gioco “base” può durare circa 30 minuti per giocatore, mentre per il gioco completo siamo sull’ora abbondante per giocatore. Questa differenza è dovuta, come vedremo, non alle regole ma alle condizioni di vittoria.

Spartacus è venduto in una scatola a sagoma quadrata, più piccola di quelle “standard” stile Britannia FFG. La scatola è ovviamente di un gradevole rosso sangue, e sulla copertina primeggia l’immagine di Spartacus, coperto di sangue e sabbia, col gladio puntato verso il malcapitato osservatore. All’apertura della scatola troviamo subito componenti di qualità, posizionati in un vassoio in plastica nera, che è relativamente comodo fino all’acquisto dell’espansione. “Relativamente” perché gli alloggiamenti delle carte sono troppo “su misura”, e le ultime carte sono difficili da recuperare. Ammetto che, anche a causa dei numerosi componenti dell’espansione, io ho rimosso il vassoio in plastica dalla scatola; ma senza espansione, si tratta di un comodo sistema per tenere i componenti a posto, soprattutto le miniature, ciascuna con il suo alloggiamento a pressione. Il tabellone di gioco è di ottima qualità, stampato a colori su cartone pressato, con finitura lucida; esso rappresenta un’arena gladiatoria, ed ha ai 4 angoli le aree necessarie per le scommesse. Su di esso combatteranno i gladiatori, rappresentati da 4 miniature in plastica grigia con base esagonale, ben realizzate (non discuto la storicità, perché il telefilm di storico ha solo i nomi); ciascuna ritrae un tipo di gladiatore (dimachaerus, retiarius, ?samnita, e un possibile murmillo senza scudo ed elmo). La qualità delle miniature è buona, come il materiale di cui sono fatte. I combattimenti sono gestiti tramite dadi, di tre colori. La confezione include 26 dadi a 6 facce rossi, neri e blu. Ci sono poi gli immancabili segnalini in cartoncino, per indicare ferite, favore del pubblico, campioni, monete d’oro, le quattro casate che si contendono la vittoria, e un segnalino più grande da dare a chi indice i giochi gladiatori, turno per turno (vedremo più avanti come si usano questi segnalini).
Spartacus è tuttavia un gioco basato sulle carte, ed infatti la parte del leone nella scatola la fanno le carte. Abbiamo due mazzi abbastanza sostanziosi: uno di carte Intrigo (80 carte), l’altro di carte Mercato (62). Tutte le carte sono di ottima qualità, ed il design grafico è funzionale e decisamente chiaro. Le carte Intrigo sono accomunate dall’avere un titolo in alto, un valore in oro in basso a sinistra, la definizione del tipo a sinistra, ed il testo nella restante parte della carta; esse sono divise in carte Piani, carte Reazioni, e carte Guardie; ciascun tipo è contrassegnato da un diverso colore (rispettivamente blu, rosso, e oro).

Le carte Mercato, invece, sono provviste di immagini tratte dalla serie televisiva, e sono divise in Schiavi, Gladiatori ed Equipaggiamenti. Gli equipaggiamenti forniscono in genere un’abilità che si usa nell’arena, e vanno assegnati ai gladiatori. Gladiatori e schiavi hanno in comune le loro statistiche: Attacco (rosso), Difesa (nero) e Velocità (blu), ciascuna correlata ad un colore di dadi; le statistiche sono espresse in numeri e il numero indica la quantità di dadi da tirare. P.es., attacco 3 indica che quel gladiatore tirerà 3 dadi rossi. Molti schiavi e gladiatori hanno anche una o più abilità speciali, e spesso hanno delle parole chiave (p.es. medico) a cui fanno riferimento altre carte.

Infine, ci sono quattro plance che rappresentano ciascuna una delle quattro casate in gioco (Batiatus, Solonius, Tullius, Glaber). Ogni plancia riporta in alto il segnapunti per i punti Influenza (necessari a vincere il gioco), al centro una foto dei membri della casata con il nome della medesima, a destra la tesoreria con il simbolo della casata, a sinistra le risorse di partenza (schiavi, gladiatori ed oro) e le abilità speciali (due per ogni casata).

Il gioco ha diverse condizioni di vittoria in base alla durata. Lo scopo del gioco è, infatti, quello di raggiungere 12 punti Influenza. La prima casata che ci riesce, vince la partita. Tuttavia, partire da 1 ed arrivare a 12 può richiedere tre o quattro ore di gioco, per cui nel regolamento sono indicate quote di partenza per avere comunque una buona esperienza di gioco ma ridurre il tempo.
Va subito detto che ci sono molti modi per acquistare Influenza, ed altrettanti per perderla. Spartacus è in realtà due giochi in uno, suddivisi in distinti momenti. All’inizio della partita i giocatori hanno una quantità definita di carte schiavi e gladiatori, ed una quota iniziale di oro. Un turno di gioco è diviso in quattro distinte fasi, ed alcune di esse rappresentano, in un certo senso, un gioco a sè. La prima è la fase gestionale (Upkeep), in cui si riattivano le carte “spese” (exhausted), si curano i feriti (ovemai ce ne fossero), e si verifica il bilancio (ogni gladiatore costa ori, ogni schiavo fornisce ori).  Ad essa segue la fase Intrigo, in cui i giocatori usano le carte intrigo per guadagnare soldi ed influenza, e nel contempo per danneggiare gli altri. Le carte Piano (quelle blu), infatti, hanno un livello di influenza minimo necessario per essere giocate, e quindi è possibile per un giocatore chiedere aiuto ad un altro per poter “sommare” i livelli di influenza di entrambi e giocare carte altrimenti impossibili. Naturalmente, questa fase è strettamente basata su accordi verbali – e non è sempre utile mantenere la parola data. Le carte di reazione (quelle rosse) possono essere giocate in risposta ad alcune carte intrigo (ma in alcuni casi possono essere usate persino fuori dalla fase intrigo), ed infine le carte Guardia si usano per tentare di annullare un Piano ordito alle nostre spalle con un gesto di forza.

Una volta superata questa fase, i giocatori arrivano alla fase di mercato. Prima, è possibile contrattare per qualsiasi tipo di risorsa (risorse sono: gladiatori, schiavi, equipaggiamento, oro, e guardie) tra i giocatori; una volta che tutti siano soddisfatti delle loro contrattazioni, si pescano carte dal mazzo del Mercato, e le si scoprono una alla volta; ciascun giocatore punterà segretamente il suo oro per aggiudicarsi la carta scoperta, e quando questa è aggiudicata si passa alla prossima. Infine, c’è un’ultima asta coperta: quella per diventare l’organizzatore dei giochi gladiatori.

L’ultima fase di Spartacus è quella dell’arena. L’organizzatore dei giochi (che guadagna subito un punto influenza) ha il dovere di invitare una coppia di gladiatori a combattere. Egli può invitare, uno alla volta, qualsiasi giocatore. Chi si rifiutasse, perderebbe un punto influenza; chi accetta, decide quale gladiatore impegnare e se affidargli equipaggiamenti (se ne avesse). Una volta stabilita la coppia di combattenti, inizia il gioco tattico: le miniature sono messe nell’arena, e il combattimento avviene come uno scontro di miniature, appunto. Prima del combattimento, tutti i giocatori possono scommettere sul vincitore e su quanto sangue si vedrà: se il perdente uscirà solo ferito o anche decapitato dall’arena.

Il combattimento avviene in maniera semplice: i combattenti tirano i loro dadi Velocità, il risultato più alto ha l’iniziativa. La Velocità di un gladiatore indica anche di quanti esagoni si muoverà la miniatura in un round. In caso di attacco (di solito, a contatto), l’attaccante tira i suoi dadi di attacco (rossi), il difensore quelli di difesa (neri). Poi, la battaglia si risolve in stile Risiko: i dadi vengono messi in ordine di risultati, e vengono confrontati uno contro uno. In genere il risultato maggiore vince, ed in caso di parità vince il difensore. Ogni dado di attacco che vince, infligge un danno all’avversario. I danni sono il numero di dadi che il perdente deve eliminare dai suoi valori (a scelta del perdente). Quando uno dei valori è a 1, non lo si può più decrementare se non si decrementano gli altri. Se tutti i valori vanno a zero, il malcapitato è ucciso (decapitato), mentre se uno o due valori vanno a zero, il gladiatore può implorare grazia, che viene concessa o meno dall’organizzatore dei giochi. In caso di concessione di grazia, lo sconfitto è considerato ferito (ai fini delle scommesse). Se un gladiatore sopravvive a molti incontri, diventa favorito e poi campione, e così facendo riceve alcuni bonus (incluso il fatto che in caso di grazia richiesta, essa viene concessa automaticamente).

Il gioco va avanti così finché alla fine di una delle fasi (non quella di Upkeep) un giocatore non raggiunge 12 punti Influenza. Se è l’unico, vince immediatamente. Altrimenti ci sono diversi modi per uno spareggio.

Spartacus è un bel gioco, decisamente. Tira fuori il meglio della cattiveria presente nei giocatori, e le tre fasi di gioco vero e proprio sono tre sottogiochi (“take this!”, “asta”, e “skirmish”) interconnessi ma allo stesso tempo del tutto diversi. Non ci sono meccanismi originali nel gioco, ma tutto è perfettamente amalgamato a creare uno dei giochi più divertenti che abbia provato. L’espansione (The Serpent and the Wolf) aggiunge due gladiatori (miniature), due nuove casate (Seppius e Varinius), e un sacco di carte che possono essere usate pure nelle partite con meno di 5 giocatori, più un meccanismo di combattimento a più gladiatori nell’arena – che però può essere usato solo quando almeno una delle casate abbia 10 punti influenza o più. Pur non essendo necessaria, la mole di carte che aggiunge è molto ben gradita.

L’esperienza di gioco di Spartacus è una di quelle che non suggerisco agli amanti dei “german”, ma siccome a me piacciono gli “ameritrash”, cioè i giochi molto ambientati e possibilimente coi dadi, ecco che Spartacus è un gioco eccellente per i miei gusti. Dentro ci trovate tutto grazie ai “sottogiochi” delle fasi, potrete creare alleanze, commettere tradimenti, fingere perdono, scatenarvi nelle vendette, o semplicemente approfittare dei litigi altrui per aumentare le vostre ricchezze e il vostro prestigio agli occhi di Roma. La fase dell’Arena è purtroppo solo per due giocatori alla volta, ma le scommesse fanno tifare per un gladiatore o l’altro, ed è sempre possibile rovinare la vita ad uno dei due contendenti con alcune carte giocate ad hoc prima o dopo lo scontro. Spartacus è pieno di colpi di scena, non c’è mai la certezza di vincere, ed andare in fuga significa attirarsi l’ira di tutti gli altri giocatori, che diventeranno a loro volta i vostri bersagli. Per vincere occorrono molta pazienza, abilità e capacità diplomatica.

Insomma, Spartacus è un gioco che io consiglio a tutti. Un gioiellino con cui la GF9 ha esordito nel mondo dei boardgame, un esordio davvero riuscito. I suoi giochi successivi sono altrettanto validi (Firefly prima o poi troverà una recensione su questo blog), ma Spartacus è veramente un gioco da tirare fuori quando volete una serata di pura cattiveria, intrighi, e sangue. Morire in duello potrebbe essere la cosa migliore che può capitare nel mondo dei corrotti patrizi romani di provincia.

Eccovi anche una piccola galleria dei componenti del gioco.

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