Vikings, stagione 2

VikingsPiù violenza! Più sangue! Più sesso! Più intrighi! Più assoluta mancanza di storicità! Su History Channel!

OK, a parte gli slogan, ho avuto il coraggio di guardare la seconda serie di Vikings, perché era stata ventilata una stagione di combattimenti e guerre. In realtà, dall’avvento di aGoT, il cocktail perfetto è diventato sesso, violenza e intrighi. Ah si, la storia dell’uomo, è vero. Almeno, Martin ha preso la storia inglese e l’ha ambientata in un posto che non esiste. History Channel, con la sua serie sui vichinghi, non ha avuto il buon gusto di farlo.

Ma come tutte le recensioni, bisogna essere prima oggettivi. E parto coi complimenti: intrighi, intrighi, intrighi. Tradimenti, riappacificazioni, crisi psicologiche, crisi religiose, conversioni, sangue, sbudellamenti, torture, violenza. Ogni tanto qualche scontro armato. Questa è la nuova serie di Vikings! La storia riprende da dove l’avevamo lasciata, con il simpatico Rollone schieratosi con lo Jarlo Borg (parente del più noto tennista scandinavo?) contro il Konung Horik e il suo sgherro, nonché fratello di Rollo, il Ragnar nazionale che tutti abbiamo imparato ad amare ed onorare.

E la prima puntata, devo ammettere, inizia bene, ridandomi speranza! Muro di scudi, contro muro di scudi! Poi la solita carica stile “300”, e le solite mazzate circensi stile “Il Gladiatore”. Rollo però, ignudo come mamma Lodbrok lo ha fatto, dopo aver triturato per benino Floki e trucidato decine di vichighi a caso, si trova dinanzi a Ragnar e non riesce a colpire il fratelluzzo. Risultato, la battaglia finisce 1-1, i milioni di morti non hanno importanza, e tutto si risolve in un nulla di fatto. Ci si organizza per riportare la pace, Ragnar e Horik decidono di offrire alleanza a Borg per andare tutti insieme allegramente a saccheggiare l’Inghilterra, e finisce tutto a tarallucci e birra.

Ma fosche nubi si addensano sulla Vichinghia. Infatti, Aulin… no, Anzlugz, no… insomma la principessa cattiva ed arrapata che si era portato a letto Ragnar alla fine della scorsa serie, figlia nientedimeno che di Siegfried (avrebbero dovuto chiamarlo Sigurd, ma non importa), si proprio quello che ammazzò il drago Fafnir ed amò la Valkyria Brunhilde, si presenta a Kattegat a casa di Ragnar, dicendo (traduco letteralmente dal norreno): ” ‘A bellicapelli, m’hai messa incinta, e mo’ cche famo?”. Così Ragnar è contento di avere ben due mogli, ma l’allegra Shieldmaiden Lagertha non è altrettanto contenta, e quindi lo molla andandosene da qualche altra parte col figlio Bjorn, l’unico sopravvissuto all’epidemia che sconvolse il villaggio nella scorsa stagione.

Con Lagertha fuori dai piedi, Ragnar si dà da fare, corrompe i giudici per perdonare Rollo, produce diversi pezzi di prole con la nuova inetta ma brutta ma volgare compagna, e pianifica di invadere l’Anglia. Però il simpaticissimo Horik decide di tenere fuori Borg, contrariamente agli accordi. Borg si arrabbia, gli altri partono per l’Inghilterra ma a causa di una tempesta finiscono fuori rotta e sbattono sulle coste del Wessex. Massacrano i soliti sassoni inetti, ma stavolta si trovano a ragionare. Il Wessex potrebbe essere una colonia della Vichinghia! Pertanto il valente Ragnaro si presenta a casa di re Ecbert, e comodamente adagiato nella piscina personale del re, si mette d’accordo col monarca. Nel frattempo, tuttavia, si scopre che Borg in realtà è psicopatico; non solo, ma è anche vendicativo – ed a giusta ragione, se avete seguito lo sceneggiato finora: è stato ingiustamente tassato, attaccato, tradito in battaglia e poi tradito pure negli accordi postbellici. Quindi decide di invadere Ragnaropoli sul Kattegat. Si presenta giù al palazzo di Ragnar, e lo citofona con 5 navi (quindi, a mia stima pessimistica, 150 guerrieri). Nella battaglia che segue contro vecchi, bambini, donne e un Rollo, il Borg perde una trentina dei suoi uomini, in uno sbarco frontale inutile ed azzardato. Rollo scappa con Ausburga, o come cavolo si chiama la sputafigli di Ragnar, e si rifugia in una fattoria.

Per qualche motivo che il regista ci nasconde, arriva una nave in Wessex, si ferma al campo di Ragnarone, e racconta di questa cattiveria di Borg. Ragnar abbandona Horik e prende il mare per tornare a casa, ma il fedele ex-monaco ora guerriero Athelstan resta lì. Naturalmente, con le forze divise, il compunto Ecbert attacca i vichinghi facendone scempio, cattura Athelstan, e lo salva da crocifissione sicura rendendolo suo bibliotecario. Scene di conversione cristiana di Athelstan, su cui stendiamo un velo pietoso, e la storia continua. Ragnar torna a casa, riabbraccia il fratello e la fabbrica di piccoli Ragnar, ma è senza uomini, perché le tempeste autunnali hanno spiaccicato le sue navi. Floki è sinceramente stanco (come noi) di tutta questa storia, e quindi comincia ad allontanarsi da Ragnar. Nel frattempo si scopre che Lagertha si è sposata con (guarda caso) una persona inutile e pazza, ma provvista di guerrieri. Quindi la simpatica donna, che ora si accompagna al figlio Bjorn che è diventato un culturista con la pettinatura tamarra, parte e va ad aiutare Ragnar.
Ma Borg ha ancora troppi guerrieri, quindi Ragnar concepisce un bel piano (in realtà di Rollo, ma ok), ed attacca con grande strategia distruggendo le risorse di grano per l’inverno e costringendo Borg ad uno scontro frontale nel quale viene annientato. Borg scappa, Ragnar si riprende il villaggio, Horik scornato torna in Vichinghia a piangere da Ragnar e portarsi a letto la compagna di Rollo.

Borg, per farla breve, viene richiamato per ragioni numeriche (Horik e Ragnar da soli non possono conquistare il Wessex), ma poi Ragnar decide di ucciderlo assieme ai suoi uomini. Gli uomini finiscono carbonizzati in un fienile (almeno, così capiamo dai tagli artistici del regista), e quasi due puntate vengono dedicate a Lagertha che uccide il suo nuovo marito ed alla preparazione ed esecuzione della terribile Aquila di Sangue ai danni del malcapitato tennista predatore.

Horik e Ragnar hanno ora bisogno di alleati, ed ecco arrivare Lagertha diventata Jarl con un esercito di donne guerriere (facepalm!). Floki nel frattempo decide di sposarsi senza invitare Ragnar, e dall’altra parte dell’oceano Ecbert ed Aelle si alleano con un matrimonio. In tutto questo la sputafigli di Ragnar partorisce l’ennesimo figlio stavolta con malformazoni ossee, a cui da’ il nome di Ivar dopo averlo sottratto all’infanticidio. Per concludere degnamente la serata, Il massiccio esercito vichingo prende terra in Wessex proprio mentre Ecberto riceve la visita di una ninfomane assassina che al momento si sta prendendo la corona della Mercia. Ma nel contempo Ragnar tratta malissimo Horik e Lagertha prendendo decisioni come se fosse lo re. E quindi stringe un accordo col figlio di Ecbert, che però sulla strada del ritorno cade vittima di un agguato condotto dal figlio di Horik. Tutto trama contro il vichingo più australiano che ci sia… come finirà? Non preoccupatevi, c’è già il contratto per la terza stagione!

Dal punto di vista dello spettatore, ed ignorando accuratamente il bollino “History Channel”, questa seconda serie di Vikings si presenta come tutti ormai vogliono una serie TV: sesso, violenza, ed intrighi (grazie, Martin).Storia in sè ce n’è poca, la trama è inconsistente, sono gli intrighi che la reggono. Colpi di scena non ce ne sono – questo è il difetto del nuovo modo di fare TV, a mio vedere: ti aspetti già che ci saranno intrighi e tradimenti, e quando arrivano non vieni sorpreso affatto. Ma da vedere la serie è gradevole e piena di ingredienti amati dal pubblico e già menzionati. Ci sono, tuttavia, bei punti – in primo luogo il lampante tentativo di rendere lo sceneggiato quanto più simile ad una saga norrena, ed in questo devo ammettere che gli autori riescono piuttosto bene.

Dal punto di vista storico, che non posso non menzionare, dato che ci si ostina a chiamarlo “film-documentario”, la serie fa schifo. I costumi sono diventati assolutamente fantasy, non c’è più nulla di storico, ma proprio nulla. Persino le armi sono inventate (invece delle asce i vichinghi usano le francesche), e le armature sono inesistenti. In due stagioni nessun vichingo usa un elmo, e i pochi elmi che si vedono (quelli sassoni) non sono spangenhelm, come ci si aspetterebbe. Le tattiche, descritte persino nelle saghe, sono del tutto inconsistenti. Un esempio? Nella prima puntata c’è l’ordine di muro di scudi. Subito dopo Ragnar dà l’ordine di caricare… ma dove? Un muro di scudi è una formazione difensiva, e dopo lo scontro non ci sono acrobati circensi che volano dall’altra parte del muro per colpire alle spalle… insomma, davvero triste.
La ricostruzione dei rapporti tra jarl, konung e karl è a dir poco ridicola, e nelle ultime puntate gli autori danno il calcio in bocca definitivo alla storicità, prima inserendo l’aquila di sangue (necessaria se vogliamo attenerci al principio di “sangue, violenza, sesso, intrighi”) che è ormai considerata inesistente, e poi inserendo un’unità di donne guerriere, una cosa che non esiste nemmeno nelle saghe (ah si, eccettuate le Valkyrie, che però non combattono). Inoltre, si ricorre spesso a tagli ingiustificati che non chiariscono molti aspetti della trama, e nel contempo gli autori inseriscono delle “vignette” che non c’entrano nulla nella trama stessa, ed hanno il solo scopo di aggiungere un’altra dose di “sangue, violenza, sesso, intrighi” al già eccessivo carico della serie: l’esempio peggiore nell’ottava puntata, nella scena in cui la principessa di Mercia cerca di appagare la sua disperata sete di sesso accettando in stanza quattro guardie; scena che scivola ben oltre il ridicolo.
I personaggi, infine, sono piatti, più di quelli di Martin: non hanno personalità, non hanno sfaccettature, con l’eccezione di due o tre (Rollo, quantomeno, è interessante; Floki è scontato ma aggiunge carattere alla serie; ed Ecbert forse diventerà un discreto pezzo in gioco).

Sempre più deluso da questa serie, da amante e studioso dei vichinghi, la consiglio tuttavia senza esitare a chi ama l’opera di Martin ed il nuovo modo di fare serie TV, perché gli ingredienti ce li ha tutti. Però farei una petizione per cancellare il marchio “History Channel”, perché insultare così la storia dell’Europa è veramente troppo.

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7 thoughts on “Vikings, stagione 2

  1. . .per quanto riguarda le asce non so dire probabile che in effetti non usassero quel modello,visto che si tramandano storie di asce anche a doppia lama,Ma le armature?.OK x gli inglesi, ma non ricordo che si menzioni vichinghi con armature,io penso che i vestiti pelli e pelliccia siano vicino alla realtà.grazie

    • In effetti i riferimenti alle armature nelle saghe vichinghe si buttano. Brynie, la cotta di maglia, è quella più usata (c’era addirittura un’arma per romperle, chiamata “Troll delle armature”); ma ci sono manoscritti che parlano di piastre di ferro messe sopra o sotto di essa.
      Ci sono riferimenti particolari (come i guanti di Thor che sono descritti come fatti in ferro), ma siccome sono successivi all’epoca vichinga, quelli vanno presi con le molle.
      Gli elmi erano usati sicuramente, tanto è vero che sono rappresentati nelle sculture e nei bassorilievi, e sono anche stati ritrovati in alcune sepolture (insieme alle cotte di maglia). Poi ci sono riferimenti ad “eserciti organizzati” vichinghi, come quello di Harald Hardrada alla battaglia di Stamford Bridge, in cui i suoi vichinghi si tolsero le armature perché faceva troppo caldo… e fecero male.

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