Galaxy Defender: unboxing

Senza lunghi preamboli, Galaxy Defender (edito dalla Ares, scritto da Simone Romano e Nunzio Surace) è un gioco molto atteso, reduce da un ottimo risultato su Kickstarter. Si tratta, in breve, di un gioco cooperativo in stile wargame con miniature, che strizza l’occhio non poco al dungeon crawl ed alla fantascienza retrò. In Galaxy Defenders, i giocatori controllano ciascuno un agente speciale di un’Agenzia più o meno segreta; gli Agenti formano una squadra che attraverso varie missioni dinamiche cercano di salvare la Terra dagli alieni. Le missioni sono unite in una lunga storia, e l’esito di una missione cambia le missioni successive e l’andamento stesso della storia.
La notizia recentissima che la Ares verrà distribuita dalla Raven a partire da questa primavera, fa ben sperare in una localizzazione del gioco, per chi non è versato nel linguaggio dei Genesis.

Le meccaniche di Galaxy Defenders (da ora GD) sono state sviscerate in maniera piuttosto accurata in diversi articoli (per esempio su BGG o Gioconomicon), e qui mi limiterò ad illustrare la componentistica del gioco, che è davvero notevole in fatto di quantità e di qualità.

La scatola. La scatola di GD è nello standard della vecchia Ares (Guerra dell’Anello, o Age of Conan, per intenderci), fatta di materiale robusto, con il logo dei GD in primo piano, sovrimposto su un’immagine dell’intera squadra (i 5 agenti “base”) in un panorama da città futuristica in notturna. La scatola contiene un vassoio in plastica nera per alloggiare i vari componenti, ma già la prima espansione ne richiede l’eliminazione per permettere di far entrare tutto nella scatola base.

Il tabellone: GD viene giocato su una serie di mappe modulari, ciascuna costituita in genere da due plance esagonate. La scatola base include sei plance stampate fronte retro a colori. I dettagli su ogni plancia sono tantissimi (forse anche troppi), ed includono quasi sempre citazioni e riferimenti a famosi film di fantascienza o di azione. L’artwork delle mappe è del ben noto e bravissimo Mario Barbati (della 0one Games), ed ogni plancia rappresenta un tipo di terreno diverso (deserto, città, base aliena, e così via). La griglia esagonata è formata da esagoni detti Aree divisi a loro volta in esagoni più piccoli detti Hex. Il centro di ogni Area riporta stampato il simbolo di un mirino. Sulle mappe spesso vengono posizionati tasselli esagonali o composti da più esagoni, per comporre i vari scenari richiesti nelle missioni.

I segnalini: GD ci presenta una vera e propria pletora di segnalini graficamente molto ben curati e realizzati in cartone rigido e resistente, per ogni possibile uso durante le missioni per salvare la Terra dalla minaccia aliena. Si va dai segnalini di gestione (proiettili, ferite, energia delle armature, paralisi), a segnalini di terreno (trappole, teleporter, waypoint), segnali radar (i famosi “blip” stile Aliens o Space Crusade),   a tutta una serie di tasselli, che hanno grande importanza nel gioco e che tratterò quindi in una sezione a parte. Il concept grafico dei segnalini è fatto in modo tale da renderli immediatamente riconoscibili (p.es., le munizioni hanno forma di proiettili).

I tasselli: nella scatola troviamo diversi tipi di tasselli, a parte quelli che vanno a formare le mappe, menzionati sopra. In genere, i tasselli hanno forma esagonale, e sono divisi in tre categorie: armi, oggetti, ed abilità. Ci sono poi tasselli trapezoidali che rappresentano le tattiche e tattiche avanzate.
I tasselli sono tutti strutturati nello stesso modo: il dorso riporta il tipo di tassello (arma, oggetto…), ed il logo dei GD, mentre il davanti riporta un’immagine stilizzata e tutti i dati di gioco necessari. Ogni oggetto o arma può essere usato da tutti i personaggi o solo da alcuni, ed anche questo è chiaramente specificato sul tassello relativo. I tasselli delle tattiche invece riportano solo il testo che descrive gli effetti della tattica stessa.
Tutti i tasselli sono studiati per essere inseriti sulla plancia di ogni personaggio, che andiamo ora a vedere.

Le plance: ciascun Agente è corredato di una plancia (e di una miniatura, che descriveremo più avanti). La plancia è a due facce, e riporta tutti i dati necessari del personaggio in versione “base” ed in versione “esperta” (gli Agenti possono guadagnare promozioni durante le missioni e man mano arrivare ad essere più forti). La plancia è composta di vari esagoni. Da sinistra verso destra, a partire dall’alto troviamo: nome, grado e tipo dell’Agente, esagono delle tattiche (con spazio sufficiente per due tattiche); arma principale coi dati relativi; punti vita, movimento ed eventuali scudi energetici (in genere disponibili solo quando il personaggio diventa più alto in grado); arma secondaria con relativi dati; abilità; l’esagono centrale riporta il valore e le eventuali abilità dell’armatura dell’Agente. La struttura ad esagoni ricorda un po’ quella delle schede di HeroScape, ed è comoda per permettere l’inserimento sulla scheda od attorno ad essa delle nuove acquisizioni in fatto di armi, tattiche, abilità, e quant’altro possa essere utile.

Le carte: GD ha un sistema di “intelligenza artificiale” (IA) che gestisce i nemici. Il sistema di IA è basato a sua volta su diverse carte, che descrivono sia gli eventi che il comportamento degli alieni in gioco. In più, gli eventi sono fondamentali per le missioni, perché molti accadimenti vitali durante una missione sono attivati dalla pesca di una determinata carta evento. Prima di ogni missione, i mazzi alieni ed eventi vengono preparati includendo solo determinate carte.
Le carte Evento riportano il titolo in alto, un’illustrazione in toni bianchi e viola al centro, e sotto di essa una serie di dati vitali per la partita: dalle eventuali condizioni del campo di battaglia alla quantità di alieni che verranno teleportati in gioco, a seconda del numero di Agenti attivi (cioè in gioco e ancora operativi). Alcune carte Evento sono speciali e fanno riferimento alle specifiche missioni per quanto riguarda i loro effetti.
Le carte Alieni sono ricche di dati e divise in diverse sezioni. Nella colonna di sinistra, sotto nome, immagine e livello (colore) dell’alieno in questione, troviamo le regole dell’IA, cioè come si comporterà quell’alieno in gioco. La colonna di destra riporta i poteri e le eventuali armi con tutti i dati relativi. Sotto ad entrambe le colonne troviamo i dati relativi a punti vita, armatura e scudi della creatura.
Infine ci sono le carte Incontri Ravvicinati, che vengono pescate nel turno di ogni Agente, ed indicano se vengono attivati alieni e quali. Queste carte riportano un’immagine ed un testo che indica quali alieni attivare, oltre al titolo della carta stessa.

I dadi: GD usa degli speciali dadi a 10 facce, che riportano simboli invece dei numeri su ogni faccia. Ci sono due tipi di dadi: blu e rossi. In genere, i blu vengono usati in attacco e in difesa, ed i rossi per attacchi più potenti; ma molte altre azioni vengono risolte ricorrendo ad uno o più dadi: per esempio le promozioni di grado, oppure l’attivazione di particolari macchinari, congegni o trappole. I dadi sono perlati ed i simboli sono incisi e colorati in bianco o in giallo. Il gioco base include 5 dadi per tipo, con i quali si può giocare tranquillamente, ma sarebbe consigliabile averne di più.

I manuali: Il manuale delle regole, a colori, è piuttosto corposo ma pieno zeppo di esempi. Con 40 pagine di regole, regole opzionali ed esempi su come gestire una partita, e moltissime illustrazioni e schemi, il manuale si legge facilmente ed è ben scritto; inoltre, in genere, è semplice trovare le regole durante una partita. L’altro manuale incluso è il libro degli scenari. 56 pagine per 12 missioni, con dettagli precisi e chiari su come gestire i mazzi di carte e le singole missioni. Ogni missione peraltro ha diversi esiti ed è possibile anche ottenere una vittoria parziale. Ci sono anche le regole per giocare missioni “one shot”, se così si desidera. Menziono qui la presenza di 5 comode schede riepilogative a doppia faccia contenenti tutte le informazioni necessarie durante la partita.

Le miniature: ed eccoci al pezzo forte del gioco. Le miniature di GD sono disponibili in plastica nel gioco base, ma durante il kickstarter era possibile ottenerle anche in metallo. Io ho avuto la fortuna di avere accesso ad entrambi i tipi di miniature, ma qui parlerò principalmente di quelle in plastica che escono dalla scatola base.
Tutte le miniature sono piuttosto grandi (28-30mm), e non sono realizzate con stampanti 3D. Il design delle miniature è molto anni ’90, molto retrò, come d’altronde è il flavour dell’intero gioco, ma le miniature sul campo sono davvero uno spettacolo. Inoltre, la plastica utilizzata permette di conservare i dettagli più fini degli sculpt (a me le miniature in plastica son piaciute di più di quelle di metallo).
Nel gioco base, ci sono tre tipi di miniature. I personaggi (ed i due droni da guerra del Biotech) sono in plastica grigia, per un totale di 7 miniature dei giocatori. Gli alieni sono di sei tipi principali, stampati in due colori: verde e blu, ed in più c’è una creatura aliena rossa (xenobeast). Tramite kickstarter era invece possibile ottenere diversi agenti nuovi (che si ispirano a grandi personaggi della fantascienza, da Ripley a Predator a Robocop), nuovi nemici alieni (tra cui sciamo di robot ed uno xenomorfo ispirato ad Alien), e persino i due designer del gioco, sia in versione agenti che in versione nemici.
Il design delle miniature mi è piaciuto, anche se non abbiamo a che fare sicuramente con la GW. Aiuta molto l’ambientazione del gioco, ed è in linea con la veste grafica di GD. Inoltre, le miniature escono dalla scatola senza linee di fusione visibili, né flash, né deformazioni (tranne uno XenoGrey nella mia confezione che è leggermente piegato in avanti).
Elite Alien Army: la “armata rossa”, come è stata soprannominata dai designer del gioco, è una scatola opzionale che include tutti gli alieni del gioco base, ma in versione rossa, cioè enormemente più forti dei corrispettivi verdi o blu. La scatola include le carte Alieni, carte Incontri ravvicinati, e le relative miniature (10 in totale).
Due parole sulle miniature in metallo: sono leggermente più grandi delle relative copie in plastica (vedi foto nella galleria), e un po’ meno dettagliate. Il flash sulle miniature in metallo è variabile: da quasi nullo a decisamente presente, ma comunque facile da eliminare. L’unico difetto che ho potuto riscontrare nelle miniature in metallo è che talvolta la parte metallica che va infilata nella fessura della basetta in plastica è troppo lunga e quindi bisogna lavorare per accorciarla (o rimuoverla se si costruiscono o usano basette scenografiche).

In conclusione, prima di lasciarvi alle foto, Galaxy Defender è un gioco che funziona bene sia come gameplay che come materiali. La cura messa in ogni dettaglio del gioco e della scatola è chiara ed evidente, e persino il design retrò di illustrazioni e miniature contribuisce perfettamente a costruire l’atmosfera che GD vuol simulare. Il gameplay verrà discusso in altra sede, ma finora il successo che sta ottenendo soprattutto in U.S.A. indica chiaramente che la fiducia della Ares nell’ottimo lavoro svolto da Nunzio e Simone è stata molto ben riposta. Congratulazioni, Agenti!

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