La mia Lucca

Lucca Comics and Games. Quest’anno, la nota manifestazione è giunta alla ventesima edizione. Non male, per un mercato del fumetto con aspirazioni di fiera mondiale. E va menzionato, per correttezza, che alla chiusura dei cancelli dopo i canonici 4 giorni di kermesse, i visitatori registrati sono stati “più di 200mila” (comunicazione “ufficiale”). Numeri da record, per una manifestazione che dal punto di vista tecnico mi delude ogni anno di più.
La solita domanda, quindi: perché vai a Lucca? Perchè io non ne sono un utente, ma un divulgatore. Perché io racconto, perché io scrivo, e francamente perché ci sono i miei amici che non vedo se non alle convention. Ma per il resto, io Lucca la eviterei.

Ma andiamo con ordine. Il viaggio è stato il solito, con i treni stranamente in orario (sarà che viaggio con Italo fino a Firenze?), anche se già stanco da una trasferta lampo a Roma il giorno prima. L’alloggio questa volta era a casa di una mia amica, che però abita a circa 40 minuti di cammino dal padiglione games. Niente paura, perché la passeggiata mattiniera sulle mura è stata una delle esperienze più belle della mia Lucca 2013. Già dal mio arrivo ho avuto modo di vedere il padiglione e la sala Ingellis, nelle ultime convulse fasi di preparazione prima dell’invasione del giovedì. Ma tutti sappiamo che l’orrore inizia solo dopo l’alba, al contrario di quanto dicono i film.

Questa volta, il tempo atmosferico ha tenuto fino al sabato. Il primo giorno, devo dire, è iniziato bene perché ho avuto la possibilità di provare diversi giochi, senza dover affrontare la ressa che caratterizza i giorni successivi al primo.
Dal punto di vista delle novità, comunque, Lucca è sempre più povera, pur venendo una settimana dopo Essen. L’area gioco libero si restringe sempre di più, ed anche i tavoli dei dimostratori non sono eccezionali (ed in alcuni stand la qualità dei dimostratori è sempre bassa). Insomma, per una fiera che si vanta (giustamente, se guardiamo i numeri) di essere la prima in Italia, mi aspetterei un po’ di organizzazione. Organizzazione che puntualmente viene invece a mancare quando si guarda l’aspetto viabilità nel padiglione, ma tant’è… non possiamo farci niente.

Un altro punto forte della Sala Ingellis a Lucca è costituito dalle conferenze, e tutti noi redattori da battaglia di Gioconomicon abbiamo almeno una conferenza da seguire in ogni giornata. Quest’anno le conferenze variavano da noiose a interessanti, un po’ come tutti gli anni, a dire il vero, e il piatto forte della giornata è stata una conferenza sul crowdfunding, in cui si toccavano alcuni aspetti tecnici di questo nuovo “fenomeno” del mondo ludico. Io personalmente non amo il crowdfunding, e pur avendo fatto due o tre esperienze su Kickstarter, dubito che ne rifarò: alla fine per qualche miniatura in più paghi giochi a prezzi che non guarderesti nemmeno dipinti in un negozio, e peraltro i giochi ti arrivano almeno un anno dopo averli comprati. No, mi spiace, il crowdfunding non è una cosa che gradisco – ma certamente ha le sue utilità.
Va menzionata l’affluenza del pubblico, ridotta nel primo giorno, ma già ovviamente traboccante di orridi cosplayer (beh, ad onor del vero moltissime non erano affatto orride, tutt’altro…), e l’orrore dei servizi igienici, del tutto inadeguati al volume di persone presente. Un’altra nota negativa, negativissima, è l’ingresso al padiglione games: un budello all’uscita di uno stretto camminamento nelle mura. Nei giorni “di punta” diventa assolutamente impraticabile. Mah.

I giorni successivi sono stati una discesa nel Maelström per noi poveri cronisti, mentre la possibilità di giocare diminuisce con l’aumentare dell’altezza apparente del sole in cielo durante il giorno. Il venerdì è stato il primo giorno-collasso di Lucca, e già dopo le 11 camminare era difficilissimo e giocare quasi impossibile; eppure noi redattori d’assalto riusciamo sempre a trovare un angolo in cui provare l’ultimo gioco localizzato o il prototipo segretissimo. Una nota positiva è che per la prima volta in fiera si sono viste offerte degne di questo nome nel campo dei giochi da tavolo, ma è una nota che con Lucca svanisce nelle dissonanze cacofoniche della folla di nipponofili, otaku e dannati cosplayer che vanno in giro con katana più taroccate di una moneta da 6 euro e che si siedono ai pochi tavoli di gioco solo per riposare, toglieno la possibilità ai pochi gamers di provare qualcosa a cui erano interessati davvero. Una presenza davvero squallida, a mio parere, era il gioco “Squillo”, ma a quanto pare anche quello è “cultura”.

Il sabato di Lucca è un sabato di devastazione e prostrazione dell’animo, quando camminare tra gli stand diventa più simile al guado del Mississipi in piena che ad una fiera, ma nemmeno quello può fermare un redattore da combattimento. Il sabato è anche il giorno in cui si vedono i pochi cosplayer divertenti e si assiste a scenette piuttosto divertenti. Questo sabato, in particolare, anche il cielo ha portato il suo cosplay, travestendosi da cascate del Niagara. La pioggia era talmente forte da superare in volume sonoro le voci dei conferenzieri che pure erano amplificate. Divertente, senza alcun dubbio. Lucca con la pioggia è anche un bel posto da guadar…, ehm, da girare. Ci sono acquitrini, canali, fiumi, laghi e torrenti. Un bel posto davvero, mentre le fogne iniziano ad emanare quel piacevole tanfo di umanità decomposta che tormenterà la città per altri due o tre giorni.

Giunge infine la domenica, con i negozianti che sul finire della giornata abbassano i prezzi (per cui se hai comprato un gioco a 10 euro il sabato, lo vedi a 5 la domenica e un po’ ti incavoli, ma a me non è capitato). Ho incontrato un po’ di vecchi amici, fatto le solite due risate, assistito a conferenze e scene di ilare follia per personaggi di cui non conoscevo nemmeno il nome, ma ho resistito.
Una nota finale sui prezzi dei giochi: ormai sono inavvicinabili. Non so in base a quale follia si possa assistere ad una serie di prezzi davvero gonfiati, a mio parere, laddove alcune case produttrici invece si mantengono sul ragionevole (e giustamente vendono).
Ultima nota: tante belle ragazze. Questo, almeno, a Lucca migliora di anno in anno.

Quali giochi ho provato? Per le mie preview vi invito a dare un’occhiata al sito di Gioconomicon, ma qui posso riportare una lista dei principali giochi provati con una riga di commento o due.

Android: Netrunner. La riedizione di un gioco di carte asimmetrico di ambientazione cyberpunk per due giocatori, rovinato da una disdicevole traduzione, ma con delle meccaniche veramente belle (Garfield, dopotutto, è quasi un genio).
Tash-Kalar. Chvatila ci riprova, stavolta proponendo la dama con le carte. Gioco che sarà sicuramente interessante, ma che ho trovato astratto, freddo e per nulla coinvolgente.
Mercanti di Venere: Un’altra riedizione, sempre FFG, di un classico dell’Avalon Hill. Bel gioco di commercio con un po’ di fattore caso (che a me piace sempre), bei componenti, prezzo sicuramente eccessivo.
Super Fantasy: un hack’n’slash da tavolo mascherato da dungeon crawler. Belle meccaniche, bella presentazione grafica, secondo me uno dei migliori giochi di Lucca 2013.
Nations: un gioco svedese di civilizzazione, semplice da capire ma molto interessante da giocare. Ottima quantità e qualità di materiali.
Relic: beh, Relic lo conoscevo già.Talisman 40K, un gioco valido – ma preferisco l’originale.
Sheep Race: filler divertente dalla bella ed allegra veste grafica, con le miniature in resina delle pecore. Valido gioco di corse e scommesse con un interessante meccanismo che argina la casualità.
Caverna: Agricola 2.0. Se fosse uscito prima del predecessore, avrei preso questo e non Agricola. Mancano le carte, ma in compenso il gioco è incentrato sui nani! Quantità di materiali impressionante, prezzo pure.

Considerazioni finali: è vero che in Italia più prendi la gente a calci in bocca, più quelli ti leccano gli stivali. Lucca è gestita malissimo ma cresce di anno in anno, e sicuramente sono contento per l’organizzazione, ma alcuni articoli che ho avuto il piacere di leggere e che mettono Lucca come il più grande evento culturale italiano mi fanno ribrezzo (peraltro l’ultimo che ho letto è scritto veramente in maniera offensiva nei confronti di tutto). Cultura non è la katana finta o mangiare i Ramen, cultura non è fare 10 metri in 20 minuti per comprare un albo a fumetti. No, cultura è ben altro. Lucca è una mostra mercato del fumetto di grandissimo successo, con una serie di iniziative secondarie di contorno (tra cui i giochi, sempre più schiacciati dai videogames), e certamente contribuisce a fare una piccola parte di cultura, ma per favore… non andiamo oltre.
Una cosa, però, ci tengo a dirla. Io non amo gli otaku nè i cosplayer, ma ogni volta che vado a Lucca vedo la tranquillità più assoluta. Tutte persone per bene, che stanno lì in completa libertà e non si abbandonano ad alcun eccesso. Tutti educati, tutti tranquilli, tutti gentili, venuti da tutta Italia solo per divertirsi con le loro sane passioni, sane perché a differenza della massa (e datemi pure del razzista, chissene…), richiedono un cervello. Quindi posso non apprezzare Lucca, ma apprezzo i geek ed i Nerd come me che ci vanno. Continuate sempre su questa strada, e non invecchierete mai.

Ecco qui un primo assaggio di foto lucchesi!

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