Hammer of the Gods

hammerPer quanto concerne il cinema, conosco pochi argomenti trattati peggio dei vichinghi – ed a dirla tutta in questo momento non me ne viene in mente nessuno. Così quando vengo a sapere di un nuovo film sui vichinghi in genere non mi chiedo mai se sarà bello o brutto, ma solo quanto sarà brutto e quanto sarà fatto male.
Ed ammetto di aver iniziato a guardare questo Hammer of the Gods (Farren Blackburn, 2013) con un po’ più che semplici preconcetti. Sfortunatamente, sono stato ottimista. Ma andiamo con ordine. Avvertenza: questa recensione contiene spoiler, quindi se volete davvero vedere questo film evitate di leggere, anche se la trama è davvero banale.

Già il manifesto del film fa capire che abbiamo a che fare con un prodotto di scarsa qualità incentrato sull’idea fantasy/horror che la gente comune ha dei vighinghi. Stavolta, però, il geniale autore ha tolto anche gli unici due attributi che almeno rendevano i vichinghi cinematografici vagamente storici: i capelli e le barbe. Non fa niente; dopotutto, mi dico, non si può arrivare certo ai vichinghi coi fuciili laser (peccato, mi sono appena ricordato che hanno fatto pure questo). Tuttavia il martello da guerra che fa bella mostra di sè subito dietro al protagonista (che sembra uno appena uscito da un horror di serie b) non fa che aumentare le mie preoccupazioni. Ma non si può giudicare un libro dalla copertina, e quindi tuffiamoci nell’epopea vichinga raccontata in questo Hammer of the Gods.

Siamo nell’871 AD, in Inghilterra, dove il re vichingo Bagsecg (che storicamente era effettivamente un capo vichingo morto l’8 gennaio 871 ad Ashdown combattendo contro il poco simpatico Alfredo) giace per l’appunto ferito mortalmente nel suo accampamento. Egli ha mandato a chiamare suo figlio, tale Steinar. Steinar arriva con una flotta d’invasione e sbarca sulla costa inglese. Sbarca lui ed altri 4 o 5, nonostante nel film si veda una flotta che conta oltre una quindicina di drakkar. E da subito si può notare l’accuratezza storica del film: i vichinghi sono tutti vestiti di improbabili corsetti di pelle pieni di fibbie, non portano elmo nè capelli lunghi nè barba, e sono armati di armi davvero uscite dalla più pura fantasy americana (e dire che il film è inglese…). Fanno eccezione un tale Jokul, armato di ben due immancabili spade dalla foggia tipica di tre secoli dopo, ed un tale Hagen, interpretato da Clive Standen (per intenderci, l’interprete di Rollo nella serie Vikings), che regge un altrettanto anacronistico martello da guerra di foggia tipicamente orchesca. Ma va bene, dopotutto i vichinghi sono selvaggi parenti degli orchi, quindi perchè dovrebbero essere vestiti in maniera coerente ed armati in maniera coerente? Peraltro i nuovi vichinghi qui presentati parlano con il tipico dialetto della Danimarca medioevale: “fuck**g”, “a*s”, e beatitudini simili, che mi ha fatto supporre che in realtà tali vichinghi tornassero da una spedizione a sud di Vinland. Molto a sud. Magari dal Bronx.

Mentre questi simpatici vichinghi massacrano gli occasionali sassoni che, in superiorità numerica, ma privi di ogni scudo, elmo o armatura che dir si voglia, e vestiti pure loro come i tipici minion di un film in stile Hercules e Xena, affrontano gli invasori (si può invadere un paese in 4? Devo provarci), sullo schermo in un eccezionale fermo immagine appare il nome di ciascuno degli eroi di questo film. Apprendiamo quindi che questo Steinar sbarca con i suoi tre bravi amici (Hagen, Jokul, e Grim, un berserker senza capelli e senza barba ma armato di una pacifica ascia) e che in questo videogame avremo l’onore di vederli in azione tutti e quattro.

SI giunge dunque al campo, dove il re sta morendo, e l’altro suo figlio, il tipico cospiratore, è già convinto di essere il futuro re vichingo. Ma Steinar insiste per parlare col padre, e così viene incaricato prima di uccidere il suo fratellastro minore, tale Vali, e poi – dato che non ci riesce, perchè Steinar è un uomo buono e giusto, viene inviato a cercare il fratello maggiore nomato Hakan, che è stato cacciato tanto tempo prima dalla famiglia. Va menzionato sin da subito che questo Steinar è un vichingo illuminista: egli non crede negli Dei, ma nella ragion pura, e non fa mistero di queste sue idee progressiste. Si imbarca, quindi, Steinar in questa impresa, all’inizio aiutato solo da Hagen, che è il solo a sapere dove trovare il famoso Ivar il Senzaossa (si, anche lui è realmente esistito, ed è stato uno dei più efficaci capi vichinghi della storia. Vedremo come sarà umiliato in questo film, ma non precorriamo…). Ma all’uscita del campo vichingo Jokul e Grim, insieme al simpatico Vali, chiedono fermamente di far parte dell’impresa. Vali viene brutalmente scaricato al campo con l’ordine di spiare il fratello cattivo, e i quattro si incamminano nella notte. Poco dopo però Vali li raggiunge, avvertendoli che il bravo fratello è andato a stringere accordi coi Sassoni. Ah, fedifrago, ah, traditore, torniamo indietro e prendiamo il comando come si fa tra vichinghi, ma NO! Steinar è un vichingo illuminista, ed avendoi ricevuto la quest dal padre la porterà a compimento.

Il giorno dopo la nostra simpatica banda si ferma a guardare una delle scene più inutili del film: una donna che viene lapidata da alcuni sassoni. Ovviamente Steinar si avvicina per salvarla, ed il tutto finisce in un bagno di sangue in cui perisce anche la donna in questione. Mah. Vabbè, una scena che forse piaceva al regista o allo sceneggiatore, ma davvero più inutile del troll che compare in “Biancaneve e il Cacciatore”. Dopo questo allegro break, giungono quindi i nostri presso una collina, dove avrebbe dimora Ivar, noto pederasta, e quindi lasciano Vali a guardia dei cavalli e proseguono a piedi.
Trovano in effetti Ivar, un largo tipo che ricorda John Rhys-Davis, e che è effettivamente amante dei bei giovani. Costui decide di sfidare Steinar ad una gara di braccio di ferro con bevuta allucinogena e, per qualche ragione, nel suo campo oltre al suo schiavo amante c’è una fanciulla che si scoprirà allevata ed “educata” in un monastero. Anche questo personaggio è assolutamente inutile nell’economia del film, e viene inserito perchè una donna accanto all’eroe ci deve stare per forza.

Partono nuovamente i nostri quattro, che ora sono sei (chissà perchè la donna viene portata insieme con Ivar, ma l’amante di Ivar no. Mah). Tralascio l’arma di Ivar, una tipica spada del 1500 che sta bene in un film sui vichinghi quanto un bazooka in un film su Cesare, e proseguo per dirvi che giunti dove hanno lasciato Vali ed i cavalli, ne trovano solo uno – fatto a pezzi, e Vali misteriosamente integro. Se lo spettatore non l’avesse ancora capito, Vali si rivela essere una spia, ma essendo fratellastro di Steinar, nessuno lo crede possibile. Tuttavia durante una pausa attorno ad un lago Vali lascia cadere una moneta sassone. Hagen la raccoglie, la fa vedere a Steinar, il quale ovviamente nega l’evidenza. Dopo poco, il gruppo viene attaccato dai sassoni, o meglio da una shock troop sassone fatta da ninja in armatura. Tipica battaglia  tra i boschi in cui defunge Grim, e dopo poco questi sassoni in maschera attaccano di nuovo, stavolta catturando il gruppo. Invece di uccidere i cattivi vichinghi, il cristianissimo capo dei sassoni ninja offre loro la conversione ed un’alleanza. Ma Steinar naturalmente rifiuta, adducendo a motivazione il fatto che vivere oppressi dalla chiesa cristiana per lui che adora la ragione è fuori questione. Ah, questi illuministi.
Ivar giace morente, ma d’improvviso si scopre che la fanciulla che si son portati appresso è scampata alla cattura. Morale della favola, i vichinghi si liberano, tutti tranne Vali che invece si è subito dichiarato disponibile alla conversione, e sta per essere convertito dai preti di una locale chiesa. Ma Steinar e i suoi lo raggiungono, catturano preti e sassoni cattivi, e qui c’è la memorabile frase di Steinar sui cristiani (l’unica cosa che mi sia piaciuta del film): “Fate così tanto per costruire queste chiese, assicurandovi che esse incutano terrore nei cuori di chi si avvicina. E’ solo una stanza con una porta… non diversa da una prigione“. Bravo il nostro vichingo illuminista!

Ma da qui in poi il film letteralmente precipita in un abisso di banalità e violenza. I sassoni vengono rinchiusi nella loro chiesa che, ovviamente, viene data alle fiamme. Hagen cerca di far capire in ogni modo a Steinar che Vali è un traditore, e per far ciò si fa stupidamente uccidere. Rimasti in quattro (Steinar, Jokul, Vali e la tipa), i nostri antieroi riescono a raggiungere una pietra runica che, come ogni runologo sa bene, è un avvertimento di non rompere le scatole a Hakan. Ma Steinar è un illuminista, e quindi ignora l’avvertimento. Dopo poco spariscono tutti, e Steinar viene catturato. Di Jokul non si saporà nulla più, se non che è morto in qualche modo. Ma era prevedibile, dato che Jokul era il tipo legato alla religione pagana.

Steinar si trova quindi faccia a faccia con suo fratello, che per qualche motivo viene venerato come un dio da un gruppo di boh… forse Pitti? Hakan uccide Vali sfondandogli le orbite a mani nude e, sorpresa sorpresa, la madre di Steinar è lì, accanto ad Hakan. Alla richiesta di sottomettersi al re Hakan, Steinar risponde picche. Hakan, invece di farlo uccidere sul posto, lo fa calare assieme a lui in un pozzo dove combattono all’ultimo sangue. Ovviamente Steinar vince, torna su, uccide la madre, ritorna all’accampamento vichingo, trucida l’altro fratello e rende contento il padre morente, il quale finalmente vede in Steinar un vero crudele re vichingo.

L’ultima scena è Steinar che, con la tipa accanto – ora misteriosamente diventata una guerriera fantasy con pettinatura alla moicana, guida con grugniti e ululati la sua truppa di vichinghi (in cui c’è addirittura UNO SCUDO!!!!) contro i sassoni.

Che dire di questo film? Fa schifo. Persino in altri film orribili come in Hunger Games o Biancaneve e il Cacciatore sono riuscito a trovare elementi gradevoli. Questo fa schifo. Al confronto Pathfinder è un film onorevole, e la serie Vikings è un documentario rigorosissimo. Due elementi si salvano: gli scenari naturali e la frase che Steinar pronuncia sulle chiese. Tutto il resto del film è semplicemente spazzatura. Non c’è un solo elemento storico, se non vagamente la spada di Steinar. Niente che possa essere ricondotto ai vichinghi.

Il che mi porta a dire: ma perchè quando si fa un film su qualsiasi altra epoca storica un minimo di rigore filologico viene sempre applicato, mentre sui vichinghi si fanno solo film pessimi o al limite solo fatti male (come la serie Vikings)? Ma è così difficile rendere giustizia ad una grande cultura che, ci piaccia o no, ha cambiato la storia dell’Europa, ha scoperto l’America, ha avuto contatti con l’estremo oriente e mentre gli europei continentali vivevano all’ombra di baroni assassini e della chiesa ladra e falsamente moralista, ha vissuto libero e fiero? Una cultura che ha saputo costruire le migliori navi dell’antichità, che ha saputo sopravvivere a posti incredibilmente difficili come la Groenlandia o l’Islanda, che ha conquistato buona parte dell’Europa in meno di due secoli, e che ha permesso il fiorire di grandi culture come i Russi o i Normanni… perchè non rendere giustizia ai vichinghi? Basterebbe qualche vestito accurato (i vichinghi usavano i colori, dannazione!), un vestito che nei negozi di roba LARP costa 20 euro, qualche scudo, qualche elmo – i vichinghi sapevano combattere, non erano idioti, e l’idea che loro erano legati alla loro religione. Tutto qui. Si, erano predoni. Si, erano pirati. Si, erano violenti. Esattamente come tutto il resto del mondo a quell’epoca, e pure oggi. Ma no, si devono fare film splatter senza un minimo di decoro. Hammer of the Gods è veramente pessimo, ed in questo continua lo stereotipo che vuole l’assoluta ignoranza sui vichinghi. Semplicemente vergognoso.

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