Inferno – Il Mondo in Guerra

cover infernoPur non essendo uno storico di “professione”, la storia militare mi ha sempre affascinato, anche perchè studiare la guerra è utile per comprenderla – e per non amarla. Uno degli autori che più gradisco leggere su questioni militari è senza dubbio Max Hastings, uno scrittore e giornalista inglese certamente noto agli appassionati di storia; e “Inferno – Il mondo in guerra” è la sua ultima fatica pubblicata in italiano (Neri Pozzi editore). “All Hell Let Loose”, “si è scatenato l’inferno”, è il titolo originale di questo corposo (896 pagine) saggio sulla seconda guerra mondiale. Un saggio che però si distacca dall’usuale descrizione delle operazioni e campagne che hanno interessato Africa ed Eurasia (e un po’ di oceani sparsi) dal 1939 al 1945, in quella che senza dubbio è stata la più grande catastrofe provocata dall’uomo – con circa sessanta milioni di vittime.

“Inferno” non è un libro “tipico” sulla seconda guerra mondiale, ed infatti non troviamo foto al suo interno, e le poche cartine non sono disegnate per essere precise – come ci avverte lo stesso Hastings nella prefazione, bensì solo per dare un’idea dei vari movimenti sui fronti; perchè questo libro parla dell’esperienza umana della guerra. Dal 1939, dalla rapida e crudele invasione della Polonia da parte delle forze della Wehrmacht hitleriana, il mondo è crollato in una spirale di violenza come non era mai stata veduta. Il titolo inglese, dice Hastings, si rifà a quella che probabilmente è la frase più detta quando chi c’era tenta di raccontare i propri ricordi della guerra.

Il libro scorre più o meno in ordine cronologico, seppur concedendosi diversi salti temporali quando parla di particolari avvenimenti o di determinate problematiche. Si parte naturalmente dal “grande tradimento” della Polonia, che si trova improvvisamente vittima della violenza espansionista tedesca e russa, e nel contempo tradita ed abbandonata dalle “democrazie occidentali”. Il volume procede poi con la “phoney war”, il periodo in cui la guerra sembra stallare – per quanto ci siano operazioni come l’invasione russa della Finlandia (caratterizzata dall’incredibile e determinata resistenza finnica, che mise subito in luce l’indecente incompentenza delle armate di Stalin). Assistiamo poi alle operazioni in Norvegia ed alla caduta della Francia, quando inizia la vera e propria guerra per tutta l’Europa. Un capitolo viene poi giustamente dedicato allo scenario mediterraneo, per spostarci all’operazione Barbarossa.
Seguono l’entrata in guerra del Giappone, le preparazioni americane, e via via tutti i maggiori eventi che hanno caratterizzato il bagno di sangue di quei terribili anni, fino a giungere alla sconfitta delle potenze dell’Asse.

Ma sin dall’inizio del volume, quel che colpisce subito è il modo di raccontare gli avventimenti, traendo spunto dalle parole e dalle lettere delle persone coinvolte: comandanti, soldati, politici, civili; a casa al sicuro, come gli americani, oppure prigionieri di un’isola fortezza, come gli inglesi, o direttamente coinvolti nel conflitto, come la stragrande maggioranza dei popoli euroasiatici e nordafricani (e mettiamoci, ovviamente, pure le popolazioni del Pacifico).
Questo è il taglio di “Inferno”. La sofferenza, la rabbia, le illusioni disattese, e soprattutto la voglia di “smitizzare” un conflitto su cui troppe volte si è scritto in maniera parziale. E così la “crociata per la libertà” delle potenze alleate si mostra in tutta la sua incompetenza politica e militare, con gli eserciti inglesi costretti in gran parte delle occasioni a ritirarsi, e con gli americani che contano enormemente più sul potenziale industriale che sulla capacità reale di condurre operazioni. Dall’altra parte la crudele ignoranza ed incompetenza di Mussolini, che trascina un’Italia povera ed impreparata in una guerra persa in partenza, la crudeltà senza limiti dei Giapponesi, e soprattutto la contrapposizione tra le due grandi dittature inumane del XX secolo, con l’efficacia militare tedesca contrapposta alla brutale valanga di uomini russa. La Russia di Stalin, in realtà, potrebbe definirsi il vero vincitore della Guerra – coi suoi venti milioni di morti, la quasi totalità delle perdite inflitte agli alleati.

Errori, macchinazioni, crudeltà, inaudita ferocia, pulizie etniche, carestia e malattie. La guerra non è fatta di eroi tra bandiere e medaglie, ma di gente costretta a mangiare i cadaveri dei propri cari, di povere persone private di tutto – anche della dignità di esseri viventi – di soldati mandati al macello in operazioni suicide in nome di un pezzo di stoffa. Violenze, stupri, esecuzioni sommarie, ed alla fine la volontà di resistere ad ogni costo di nazioni sconfitte, in modo da far pagare un costo in vittime altissimo ai vincitori. Mi è capitato di leggere qualche anno fa un libro sul D-day in cui l’autore (S. E. Ambrose) continua a sostenere per tutto il libro non solo l’eccellenza degli statunitensi rispetto agli alleati, ma anche il concetto che un soldato di una democrazia combatte meglio e più efficacemente di un soldato di una dittatura. Hastings capovolge facilmente questa idilliaca visione, dimostrando quanto in realtà l’efficacia in battaglia dipende direttamente dall’ignoranza dei “privilegi” di una democrazia (Russia e Germania), e quanto l’impreparazione e quasi una sorta di dilettantismo abbiano caratterizzato la seconda guerra mondiale.

Leggere “Inferno” è un’esperienza; in poco meno di 900 scorrevolissime pagine è racchiusa tutta la brutalità della guerra, l’inutilità di un conflitto bellico la cui durata temporale è forse sottovalutata, e che è costata all’umanità sessanta milioni di morti in sei anni (senza contare quelli successivi direttamente collegati alle conseguenze della guerra stessa). Questo è un libro che secondo me va letto, sia che siate appassionati di storia (soprattutto militare), sia che siate poco inclini alla guerra. Perchè “Inferno” davvero mette a nudo in parole semplici e dirette tutti gli aspetti veri e oscuri dell’umanità, in una vera apocalisse dei valori.

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