Weird Life

weirdlife    Tra le discipline riguardanti il mondo vivente, quella più distante da chi studia gli organismi viventi è l’esobiologia (o astrobiologia che dir si voglia), cioè la modellizzazione e lo “studio” delle forme viventi su altri pianeti. Come ebbe a dire Ernest Mayr, in genere chi ipotizza forme di vita ed abbondanti intelligenze nel cosmo non è mai uno che di forme di vita ne capisce sul serio (in genere sono astrofisici, fisici, o ingegneri), ed è anche vero che quasi tutta l’esobiologia è basata su ipotesi che a loro volta si basano su modelli fisici elaborati da studiosi di campi che in genere ignorano la vita come la conosciamo noi. Ma questo non vuol dire che alcune delle loro ipotesi possano essere vere, o addirittura tutte le loro ipotesi possano coesistere con le necessità biologiche della vita.

Mi sono quindi immerso nella lettura di questo libro, Weird Life, di David Toomey (editore Norton & Company), con estremo interesse, dato il mio background naturalistico (ed evoluzionistico), e devo dire che il risultato è stato differente dalle mie aspettative. In meglio, per lo più – ma in peggio sotto alcuni versi. Va specificato che Weird Life non è un libro tecnico, e che Toomey è essenzialmente un giornalista, e quindi ha riassunto nel suo libro le teorie più accreditate (ed anche quelle meno accreditate) per illustrare al pubblico i concetti di base dell’esobiologia, partendo proprio dal titolo stesso del libro.

Se dovessimo infatti dare una definizione di “vita”, incontreremmo non poche problematiche. Nel libro si arriva quasi subito a definire la vita come “un sistema chimico capace di evoluzione darwiniana”, ma questa definizione – come ammette lo stesso autore – non è sempre calzante al 100%, persino nella vita che conosciamo sul nostro pianeta; e Weird Life (più o meno “vita bizzarra”) è il termine che usano molti esobiologi per definire una vita differente dalla nostra; leggendo il libro si apprenderà infatti che la vita come la conosciamo noi (basata su acqua, carbonio, e L-amminoacidi) non è assolutamente l’unica possibile ma anzi alla fine del viaggio apparirà come una delle meno probabili. Quantomeno, se molte delle idee dei fisici sono corrette. Toomey si propone quindi di mostrare come in realtà la nostra ricerca della vita su altri pianeti potrebbe essere sbagliata nelle metodologie, e potrebbe non dare risultati perchè stiamo cercando non nel posto sbagliato, ma nel modo sbagliato.  Ma andiamo ad esaminare il libro in dettaglio.

Weird Life si apre con un doveroso capitolo dedicato agli estremofili; già, perchè persino sul nostro pianeta – che ci appare così “scontato”, anche a causa dei continui miglioramenti dei mezzi di informazione (ehm…), esistono forme di vita bizzarre. I batteri, che assieme rappresentano la maggior parte della biomassa terrestre (cioè la quantità materiale di sostanze viventi o recentemente defunte, per parafrasare una delle definizioni), sono infatti in grado di vivere in ambienti incredibili, come le nuvole, le pozze d’acqua bollente, o persino a centinaia e centinaia di metri sotto terra. Ma c’è di più: moltissime specie di batteri possono sopravvivere, anzi vivere benissimo, con sostanze chimiche che per noi sarebbero velenosissime o mortali. Quindi il primo tentativo di cercare la vita su altri pianeti è stato automaticamente fatto basandosi su quello che si definisce “disequilibrio termodinamico”. In parole povere, se su un pianeta qualcosa è diversa da ciò che si prevede (che so, quantità di gas nel suolo o nell’atmosfera, per esempio), è possibile che sia dovuto a forme di vita. Il problema, però, è che tutto questo lo abbiamo modellizzato sulle forme di vita terrestri, che usano la chimica terrestre ed i materiali più facilmente reperibili sulla Terra; quel che è “peggio”, inoltre, è che molti studiosi sospettano che la vita sulla Terra possa aver avuto più di un inizio, e possa quindi essersi evoluta (a livello batterico) in forme diverse da quelle che conosciamo, che coesisterebbero con quelle a noi note (un esempio possibile potrebbe essere il cosidetto fenomeno della desert varnish, cioè di quella strana patina lucida su alcune rocce del deserto che in microstruttura ricorda le stromatoliti, ma di cui non si conosce la genesi). Questa “Biosfera Ombra” (Shadow Biosphere) è l’argomento del secondo capitolo di Weird Life. Anche la biosfera ombra aggiunge i suoi problemi a quelli già descritti per tentare la ricerca di forme di vita “diverse”: infatti gli organismi “Ombra” sarebbero soggetti agli stessi tipi di evoluzione biochimica, e sarebbero quindi quasi indistinguibili da quelli “normali”; in pratica magari sono stati già osservati ma siccome l’unica differenza sarà un particolare non visibile al microscopio (p.es. l’uso di D-amminoacidi invece che L, e cose così), saranno stati “classificati” come normali batteri.

Tutte queste difficoltà, tuttavia, restano ancorate al concetto “terrestre” di vita, che – come abbiamo letto – è anche il limite degli esperimenti ideati per verificare se per esempio c’è vita su Marte. Infatti gli esperimenti delle sonde Viking erano progettati proprio sulla base di organismi terrestri, e della presenza necessaria di acqua. Questo punto è l’argomento del terzo capitolo (“defining life”), che dimostra come in realtà definire il concetto di vita è piuttosto complicato, e come magari gli esperimenti per trovare vita non possono funzionare se restano confinati sulle nostre idee biologiche. Per esempio, magari gli organismi su Marte si sono evoluti per evitare l’acqua (che alle temperature marziane potrebbe distruggere le cellule congelando), e quindi immettendola negli esperimenti in realtà le sonde avrebbero ucciso le forme di vita marziane, invece di trovarle. La ricerca della vita nel cosmo si promette lunga e difficile…

Il capitolo successivo, “starting from scratch”, è un capitolo sulla chimica della vita, che include anche le possibilità concrete di vita basata sul silicio e non sul carbonio, e che ci introduce al seguente capitolo, “a bestiary of weird life”, che elenca un po’ le diverse idee di forme di vita aliene proposte finora per il sistema solare, passando per i vari possibili (e decisamente inospitali per un organismo terrestre), come i satelliti galilieiani di Giove, o Titano, o Tritone, o persino le forme di vita ipotizzate da Sagan e Salpeter nell’atmosfera esterna di Giove. Questo concetto di forme di vita strane viene ulteriormente ampliato nel capitolo seguente, che descrive le ipotesi sulle forme di vita che potrebbero esistere sulle comete (con relativi esperimenti condotti qui sulla terra, che avrebbero dato qualche risultato interessante), sulla superficie di alcune stelle (sembra fantascienza, ma fisicamente sarebbe possibile), ed anche su come si potrebbe evolvere la vita nel cosmo nel futuro remoto, con forme di vita abituate ad esistere in condizioni di temperatura prossime alla ipotizzata “Morte termica”, e quindi magari anche intelligenti, ma con processi mentali talmente lenti da far sembrare Barbalbero un Usain Bolt del dialogo.

C’è vita bizzarra intelligente? Questa è la logica domanda successiva posta nel libro, con una bella disquisizione sul progetto SETI e sul perchè la matematica dovrebbe essere il linguaggio universale; infatti se una civiltà aliena dovesse arrivare alla costruzione di radiotelescopi ed all’idea di utilizzare determinate frequenze (le più convenienti fisicamente parlando) per trasmettere messaggi, deve essere per forza passare dalla matematica e dall’ingegneria a noi nota – a quanto pare fisici ed ingegneri ammettono altre possibilità biologiche ma il loro campo è unico ed immutabile; uhm… – e quindi dovremmo ricevere prima o poi risposte. Peraltro il numero di pianeti con forme di vita intelligente e capace di risposta è stato calcolato come piuttosto altino (la famosa equazione di Drake, che non cito qui perchè andremmo un po’ fuori tema, ma è interessante perchè è congegnata in termini gerarchici. Molto poco evolutiva, ma ok). E tuttavia, date le distanze nell’universo, e dato pure il fatto che per ora diamo per scontato che il FTL non è possibile (cioè la velocità luce è il limite massimo a cui si può viaggiare, qualsiasi cosa tu sia, nell’universo), le risposte ci arriverebbero tra troppo tempo. Evviva.

Gli ultimi due capitoli del libro fanno un po’ vita a parte, sebbene siano legati ai precedenti. “Weird Life in Science Fiction”, la “vita bizzarra nella fantascienza”, è un capitolo interessante che non parla dei tipici alieni dei film, ma di quelli ipotizzati da vari autori con background scientifico (ancora una volta astronomi, fisici, o ingegneri, e – peggio – qualche filosofo). Ma la varietà di forme ipotizzate è davvero interessante (come la nuvola vivente di Hoyle, si proprio l’astronomo Hoyle). Invece “Weird Life in the Multiverse” è il capitolo che mi ha colpito di più. Qui Toomey riassume in poche pagine i modelli fisici sul multiverso, inclusa la teoria delle stringhe, e dimostra come in realtà l’universo in cui viviamo sembri calibrato perfettamente per la nostra stessa vita (tutto dovuto al caso, naturalmente), ed anche che sicuramente devono esistere altri universi (con relative spiegazioni scientifiche);  ma soprattutto ci racconta come sia possibile se non addirittura probabile che la nostra stessa vita sia in realtà una complessa simulazione al computer ideata da altre forme di vita. Il nodo di questo inquietante fatto sta nel concetto che le probabilità di essere una simulazione sono molto alte, se si parte dal presupposto che le forme di vita nelle simulazioni ben presto supereranno in quantità le forme di vita che hanno creato le simulazioni stesse. In pratica, è più probabile che la vita come la conosciamo noi sia una specie di Matrix. Consolante.

Cosa pensare di questo “Weird Life”? Abbiamo a che fare con un bel libro divulgativo sull’esobiologia, che è in grado di illustrare senza paroloni o formule matematiche molto di quanto è stato ideato dagli studiosi del campo. Per un naturalista e studioso di forme di vita può sembrare fastidioso il fatto che nel libro l’unico studioso di vita (non uso il termine “biologo”, che in italiano significa altro, a quanto pare) sia Mayr, e venga citato solo in conclusione per la famosa diatriba con Sagan riguardo la vita nel cosmo, diatriba che ho ricordato in apertura di recensione – ma a quanto pare l’esobiologia non è territorio di chi studia davvero la vita. E finchè le cose restano così, probabilmente l’esobiologia rimarrà una materia affascinante per quanto improbabile. Weird Life è un libro che consiglio a chi sia interessato alla “reale” vita aliena, e voglia passare qualche giorno in compagnia di speculazioni matematiche e filosofiche descritte però senza ricorrere a linguaggi astrusi e lettere greche con numeretti vicino. Bel colpo, Toomey!

 

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